ASD Pedale Brusaporto - Racconto 23° Week end alpino a Dobbiaco- ASD PEDALE BRUSAPORTO

La tappa l'è tappa, ma sèrte ölte l'è tapa!!


Passano inesorabili gli anni, ma la tradizione del weekend alpino del Pedale continua, seppur con qualche difficoltà a trovare nuove salite da conquistare. Per il 2019, infatti, si è deciso di riproporre, per le due tappe principali, quanto fatto nell'edizione di 12 anni fa quando avevamo soggiornato a Dobbiaco, prevedendo però come cittadina scelta a fare da base logistica San Candido.
Purtroppo il maltempo non ha consentito la completa riuscita delle tappe ufficiali, ma andiamo con ordine a scoprire come è andata.

Fuori dal programma ufficiale, come accade ormai da qualche anno, il giovedì pomeriggio si pedala ed in questa occasione si è svolta una breve tappa con meta lo splendido Lago di Braies. Il rientro in hotel è avvenuto sotto una pioggia battente, un primo assaggio di ciò che il meteo ci avrebbe proposto nei giorni a venire.
Nella giornata di Venerdì è stata programmata la tappa regina. La prima salita, le Tre Cime di Lavaredo, è una strada privata che devia dalla statale 48bis subito dopo il lago di Misurina e termina al rifugio Auronzo, a quota 2.333, dopo circa 7 chilometri. La scalata vera e propria però inizia dopo il casello per il pagamento del pedaggio (le biciclette sono esentate) e da lì sono 4 chilometri e 700 metri. Il dislivello da superare su questa breve distanza è di ben 473 metri, con una pendenza media superiore al 10%, ma se si considera che il tratto subito dopo il casello è ancora di leggera discesa e pianura, la pendenza media dei rimanenti chilometri aumenta considerevolmente.
Le rampe che portano alle Tre Cime sono state palcoscenico di battaglie epiche nel ciclismo. Quella più famosa si è consumata nel giro d’Italia. Era il 1974 e dodici secondi furono il fortino che eresse Eddy Merckx, l’ultimo Merckx vincente al Giro d'Italia, per difendersi dall’attacco di un ragazzotto con un talento incredibile e il vizio ricorsivo di sbagliare qualcosa al momento decisivo di una grande corsa a tappe. Dodici secondi, tanto mancò a Gianbattista Baronchelli per spodestare il Cannibale da quel posto che si era, per oltre un lustro, cucito addosso, il primo.
Quando si arriva in cima e si conquista la vetta situata al rifugio, la soddisfazione è enorme, perché per arrivare quassù bisogna andare oltre la soglia, ma la fatica è compensata dal meraviglioso paesaggio circostante. La vista panoramica regala emozioni che sono amplificate dall’impresa realizzata. Come emozionante è il momento in cui raggiunge la vetta Vincenzo scortato da alcuni del gruppo! Un grande applauso a tutti è d’obbligo!!
Ci si rimette in sella in direzione Auronzo di Cadore da dove inizia la seconda salita di giornata: Passo Sant’Antonio chiamato anche Passo di Monte Zovo, una salita con 650 metri di dislivello. Si parte da 850 metri per scollinare dopo poco più di 9 chilometri a 1.489 metri. I primi 6 chilometri presentano pendenze importanti e il cambio di ritmo dalla discesa alla salita non aiuta, si soffre tanto, almeno il sottoscritto, i più forti probabilmente la affrontano in scioltezza. L’arrivo al passo è un poco anonimo, solo il cartello infatti evidenzia lo scollinamento, non c’è altro. 
Si scende subito verso l’abitato della piccola cittadina di Padola ubicata nel cuore del Cadore dove il gruppo si ricongiunge per una breve pausa. Il cielo nel frattempo si è coperto e iniziano a cadere le prime gocce di acqua. Si riparte per affrontare l’ultima salita il Passo di Monte Croce Comelico, la cui vetta è posta a 1.636 metri di altitudine dopo a circa 20 chilometri. La salita è pedalabile, le pendenze infatti non sono proibitive, ma un violento temporale rende la scalata più difficile. La pioggia continua a cadere, i volti sono stanchi e provati, ma l’arrivo in vetta fa tornare il sorriso. La pioggia continua a cadere incessante, ma ora è solo discesa fino all’Hotel, una passeggiata!
Bellissima tappa, anche questa è andata!

Le previsioni meteo del secondo giorno non promettono nulla di buono. La tappa prevede la scalata del passo Stalle che si trova a oltre 2.000 metri di altitudine. La partenza della tappa viene anticipata di mezz’ora ma purtroppo serve a poco. Dopo aver pedalato per qualche chilometro la pioggia inizia a cadere con forte intensità e ciò scoraggia buona parte del gruppo a continuare. Per non rischiare si decide il rientro in hotel, solo Ezio e Cesare decidono di proseguire ed alla fine riusciranno a conquistare il Passo Stalle e a completare la tappa. La tappa è tappa dirà Ezio alla fine. Chapeau! (“pota, l’è ira, però in sèrte sitüassiù bisògna regordàs che per fà la tappa non bisogna deentà per fòrsa öna tapa!).
Anche Giovanni (Bertino) e Graeme decidono di continuare fino al Lago di Braies, dove nel tardo pomeriggio pure il sottoscritto decide di andare beccandosi qualche secchiata di acqua nel ritorno verso l’hotel.

Archiviata la delusione per la pessima giornata di Sabato, il tempo finalmente migliora la Domenica mattina e consente lo svolgimento della tappa. Si pedala verso il Passo Furcia affrontato dal versante di Valdaora. Si tratta di una salita piuttosto impegnativa lunga 9 chilometri con 736 metri di dislivello, quindi oltre l’8% di pendenza media. La giornata è soleggiata ma umida, si pedala in discesa fino a Valdaora per poi salire in maniera costante con alcuni tratti al 12-13% fino ai 1.789 metri del passo. Solo un tratto a metà salita consente di respirare, ma è l’ultimo sforzo e il sole aiuta a trovare le ultime forze residue.
Il rientro verso l’hotel è in leggera salita, si arriva in tempo prima di un altro temporale. Quest’anno non siamo stati fortunati con le condizioni meteo, tuttavia si è riusciti comunque a completare buona parte delle salite in programma.
La compagnia è stata ottima ed il servizio offerto dall’Hotel Villa Stefania, che è stato a dir poco superlativo, ha allietato la permanenza grazie in particolare all’ottima cucina.

E’ arrivato il momento di tornare a casa, ora si pensa al prossimo programma sperando in un meteo migliore, anche se qualcuno avrà da dire: la tappa l’è tappa!


Giugno 2019 - Stefano Testa