ASD Pedale Brusaporto - Racconto 20░ Week end alpino a Pozza di Fassa-ASD PEDALE BRUSAPORTO

Il Pedale Brusaporto continua il giro delle Alpi


Raggiunto il traguardo dei vent’anni con la scorsa edizione svoltasi a Pozza di Fassa, da dove tutto ebbe inizio nel 1997, il week end alpino ogni anno che passa corre il rischio di vedere riproposti percorsi e salite già affrontati. Alla fine di ogni edizione il pensiero si sposta subito in avanti e ci si domanda quali novità proporre l’anno successivo. Trovare infatti una zona alpina dove non abbiamo mai pedalato è divenuto sempre più difficile. 
Quest’anno invece, per l’edizione numero 21, dal cilindro è uscito ancora un programma niente male composto da tre tappe disegnate con percorsi e salite nuove. Vero che qualcuno del gruppo una parte di queste salite le aveva già affrontate nelle Gran Fondo, ma per il week end sono state l’ennesima novità. E che bella novità!

Nel menu della prima tappa, di solito la più dura delle tre previste, quattro salite le salite da scalare: Passo Cima Campo, Passo del Brocon, Passo della Gobbera e Croce d’Aune per complessivi 135 Km e circa 3.000 metri di dislivello. Una tappa tosta che per i meno allenati poteva essere tagliata evitando l’ultima salita del Passo Croce d’Aune e quindi alla portata di tutti. Una tappa dal bellissimo percorso fatto di strade immerse in vallate verdi e fresche con traffico quasi inesistente.
Nel momento di massimo piacere capita purtroppo che qualche volta però le cose non vadano per il verso giusto.
Durante l’avvicinamento all’ultima salita, in una galleria senza illuminazione, tre atleti sono stati coinvolti in una caduta e ad averne la peggio è stato l’amico Sala Giovanni che, a causa delle conseguenze riportate, ha dovuto abbandonare la compagnia per fare rientro a casa. Per gli altri due solo qualche escoriazione ed un grande spavento che ha lasciato il segno anche il giorno dopo. 

Seconda tappa con una sola scalata da affrontare: Monte Grappa, la montagna teatro di battaglie durante la Grande Guerra del 1915-1918, dove migliaia di italiani hanno combattuto perdendo la vita a difesa dell’avanzata austriaca. Rispetto alla giornata precedente il sole la fa da padrone e la temperatura è più calda. L’avvicinamento alla salita, che inizia a Romano d’Ezzelino, è lungo circa 50 Km.
Il tratto è prevalentemente pianeggiante o in leggera discesa, con uno strappo a Crespano del Grappa che rende meno noiosa la pedalata (vero Mirko?). La salita è unica nel suo genere, un’erta lunga quasi 27 Km che nella prima parte di circa 8 km ha pendenze elevate con la strada completamente esposta al sole.
La striscia di asfalto corre lungo il versante rivolto a Sud ed in alcuni passaggi si può ammirare il paesaggio con vista sulla pianura veneta (chiedere a Ezio per i dettagli, lui di solito infatti si ferma sempre a guardare i paesaggi…).
I successivi 12 Km, la parte centrale della salita, sono quelli più irregolari. Infatti un primo tratto di circa 3 chilometri è in leggera discesa, seguito poi da una salita con pendenze meno impegnative. Dal chilometro 20 sino alla vetta la strada torna ad essere un poco più dura e gli ultimi chilometri sono quelli più faticosi, anche per la stanchezza accumulata.
Quando si giunge alla cima la nebbia, purtroppo, non consente di ammirare il paesaggio circostante, la temperatura piuttosto fresca non invoglia a stare all’aperto così si finisce tutti a tavola per ricaricare le batterie con un piatto di pasta! Il rientro dal versante che scende verso Feltre è piuttosto veloce, seppur segnato da qualche goccia di pioggia nella parte finale della discesa. Al termine della tappa la soddisfazione per aver vissuto una bella giornata è tanta e si pensa al percorso di domani, anche se qualcuno ha pensato bene di caricare la bici in auto!

L’ultima tappa come sempre è quella più corta e, sulla carta, anche la più veloce e meno impegnativa. Tuttavia le fatiche dei due giorni precedenti lasciano il segno nelle gambe di alcuni, tanto che si affronta l’impegno con più tranquillità. Nella prima parte del percorso si attraversa la Valdobbiadene, area caratterizzata da una fitta presenza di vitigni dalle cui uve ha origine il Prosecco.
Successivamente si entra in Valmareno per affrontare la bella e caratteristica salita che porta al Passo di San Boldo, conosciuta anche come “strada dei 100 giorni”, perché fu realizzata alla fine della prima guerra mondiale, appunto, in soli 100 giorni. 
Conquistata la vetta si rientra verso Feltre alla velocità della luce. Dopo qualche fagianata nel gruppo si scatena la bagarre. Scatti e controscatti, trenate da oltre 50 orari, testa bassa e bocca aperta, qualcuno si infervora (chi sarà mai?) ma non serve a nulla. La velocità non cala, anzi aumenta, del resto la strada che scende leggermente è troppo invitante, come si fa a rallentare?
Qualche chilometro dietro un gruppetto la prende con più calma e un uomo solo è davanti a tirare il gruppo. La pedalata è elegante, la postura è di una classe sopraffina, le gambe sono asciutte come quelle di un vero professionista. Sul suo viso non c’è traccia di sudore eppure pedala, non fa finta! Avete capito bene, è proprio lui, Roberto Malinverno (in inglese fa Robert Badwinter).
Si arriva a Feltre alle 12 circa, tempo 10 minuti e le bici sono già sul furgone. Il pranzo sancisce la fine del week end, rimane il viaggio di ritorno durante il quale si rievocano i momenti più significativi dei 4 giorni trascorsi. Poi il pensiero corre in avanti e, come al solito, scatta la fatidica domanda: dove andiamo l’anno prossimo? 


Luglio 2017 - Stefano Testa