Si è svolto all’insegna
del sole, nello splendido contesto delle valli altoatesine,
il 12mo week-end alpino del Pedale. Soggiorno e trattamento
culinario da favola (da non fraintendere…) quello che
ci è stato riservato dall’Hotel Post di Glorenza.
Le buone forchette non si sono tirate indietro e hanno dato
battaglia, però su questo terreno non c’è
scalatore o velocista che tenga, il dominio di Morgan è
stato netto, ci ha provato il cronoman Jet Man Morfeo (1)
a tenergli botta ma al secondo giorno, tra una crespella ai
formaggi ed un filetto al pepe, si è dovuto inchinare
Sono stati diciannove i
pedalatori che hanno affrontato le tre tappe in programma percorrendo
complessivamente circa 270 chilometri.
1a Tappa
La prima tappa di 75 chilometri
prevede la scalata del Passo dello Stelvio con discesa in Svizzera
verso Santa Maria e rientro in Italia. I dati della salita non
lasciano dubbi riguardo la difficoltà, lunghezza di 24,300
chilometri e pendenza media del 7,40% ma se prendiamo in esame
solo gli ultimi 14,300 chilometri la pendenza media è
dell’8,50%.
Alla partenza, per ragioni
di preparazione, la suddivisione in tre gruppi è inevitabile,
primi a partire Egidio, Franco e Mirko seguiti poco dopo dal
sottoscritto, Simonetta e Paolino, il resto del gruppo, i più
in forma per intenderci, chiude le fila alle 9,00 in punto.
L’ambiente in cui
ci si trova a pedalare è natura allo stato puro, il contesto
che circonda Sua maestà Stelvio è qualcosa di
unico, sia fuori che dentro. Penso infatti allo Stelvio come
ad una salita che devi affrontare con rispetto altrimenti corri
il rischio di maledirla (è negli annali una mia cotta
tremenda patita nel 1997….). All’inizio della scalata
la voglia di andare oltre per fare l’impresa è
forte. Il solo fatto di scalare questa salita mitica ti carica
ma se non si presta attenzione, lo spettacolare serpentone di
tornanti che si presenta davanti agli occhi, quando alla vetta
mancano ancora dieci chilometri da percorrere e 800 metri di
dislivello da superare, rischia di tramutarsi in una prigione
di sofferenza della durata minima di un'ora.
Ed è per questo
che la conquista della cima è una gran bella soddisfazione,
per qualcuno è anche fatica, tanta fatica ed un bravo
particolare va sicuramente a Franco, colui che in gruppo è
“giovane da più tempo” e nonostante ciò
è riuscito ad arrivare fino alla vetta. Bravo anche a
Mirko che “leggermente” sovrappeso di sette chili
(in pratica l’equivalente di una bici….), pur non
riuscendo nell’impresa, ha lottato fino a quando le forze
glielo hanno concesso dando tutto quello che aveva (tranne i
sette chili che sono rimasti sul groppone….). Grande Mirko!
La giornata fila via liscia
e di meglio non si poteva chiedere, temperatura ideale sia in
valle sia in quota, vento quasi assente, il sole che fa la sua
comparsa a tratti senza mai essere fastidioso; l’unico
inconveniente che si è dovuto sopportare è stato
il tratto di strada sterrata affrontato nella discesa del versante
dei “precisi” svizzeri.
Chiusura di tappa prevista
in quel di Malles alla vana ricerca di un piatto di pasta, preceduta,
per onore di cronaca, da una fuga solitaria innescata dal sottoscritto
in discesa, esauritasi dopo un paio di chilometri e per questo
targata subito dai maligni come un’azione Flobertiana
(2).
Cattivi due volte: scomodare gli assenti non è corretto
perché non possono difendersi mentre il sottoscritto
cosa poteva fare se non cercare un po’ di gloria in discesa?
Ingrati!
A Malles “No pasta
no party” e come conseguenza il gruppo si divide, i più
duri che ne hanno ancora, Corrado, Matteo (D’Adda), Paolo,
Matteo (Chiodini), Marco e Mario vanno a cercare rogne e si
sciroppano altri mille metri di dislivello, gli altri rientrano
a Glorenza e in un locale situato nella graziosa piazzetta levano
le gambe dalle bici e le mettono sotto al tavolo, davanti ad
un bel piatto di tagliatelle e ad una caraffa di birra fresca.
La sera scorre che è
un piacere, cena ottima, convivio allegro, qualche frecciata
tra gialli, rossi e neri (pare che stia nascendo una nuova squadra….).
La voce di Campana è meno presente rispetto agli scorsi
anni e poiché qualche volta penso che la bici un po’
gli manchi chissà che questo insolito silenzio (si fa
per dire eh…..) sia dovuto proprio a quello.
Durante la passeggiata post cena l’assenza di Marco (Jet
Man), l’unica del gruppo, non passa inosservata e via
telefono tutti insieme cantiamo per lui:
“La mia solitudine sei tu la mia rabbia vera
sei sempre tu. Ora non mi chiedere perché se a testa
bassa, vado via, per ripicca senza te”.
2a tappa
La seconda tappa presenta
qualche difficoltà in più: 135 chilometri tra
Italia, Svizzera ed Austria, due vette da scalare, Passo del
Fuorn (m. 2.149) e Passo Resia (m. 1.510) per un totale di circa
duemilacento metri di dislivello.
Questa volta la scissione
del trio Mirko-Egidio-Franco è netta sin dal mattino,
per loro la tappa in programma prevede il Resia affrontato dal
versante di Malles con partenza alle 9,00 mentre io, Paolo e
Simonetta ci avviamo verso il Fuorn alle 8,45, in anticipo di
15 minuti rispetto al gruppo maglia gialla.
Il tracciato della parte
iniziale, quello che conduce al primo passo da scalare, non
presenta un metro di pianura, si sale subito leggermente e dopo
quattro chilometri ci sono già pendenze del 10%, si procede
a strappi fino all’abitato di Tubre, da lì la strada
torna a salire lievemente fino a Santa Maria. Superata la piccola
località svizzera si giunge a Valcava, il paragone con
la Valcava di casa nostra non è proponibile, però
il tratto da superare è ostico considerato che misura
due chilometri con pendenza media dell’8,3%.
E’ qui che avviene il ricongiungimento del gruppo. I primi
a passare, a doppia velocità rispetto alla nostra, sono
concentrati e con lo sguardo “cattivo”, in particolare
mi ha colpito Giamba, il Jean Voigt del Pedale era davanti a
fare il ritmo, fuori sella e con le mani basse sul manubrio!
Mi sono subito chiesto per chi stesse lavorando, non c’erano
alleati in gruppo per i quali dannarsi in quel modo. Poco dopo
ho realizzato che l’azione potrebbe essere un test per
spianare la strada al futuro capitano della squadra dei neri;
il presunto leader della nuova formazione non ha preso parte
al week-end perché è attualmente impegnato su
altri fronti. Pare che il tradimento si sia consumato la sera
prima durante la cena, una serie di telefonate è bastata
per gettare le basi della nuova squadra. La rottura comunque
ha radici più profonde, le prime avvisaglie del malcontento
si erano manifestate nel corso della terza tappa del week-end
2007 e lo spazio reclamato dal nuovo leader nel corso di questa
stagione ha fatto il resto. Da segnalare che tra gli acquisti
importanti è dato per certo anche l’ingaggio di
Massimo Contador.
A confermare questa ipotesi è il passaggio dopo circa
20-30 secondi di Marco (Jet Man) con a ruota Felice ed il Capitano
e la buona andatura tenuta dal trio avalla ancora di più
la tesi. Gli ordini di scuderia sono evidenti (10 euro il compenso
per ciascuno….), andatura buona ma regolare, il forcing
di Giamba non deve essere troppo devastante altrimenti per il
Capitano le speranze di trattenere il proprio “delfino”
tra le file dei gialli saranno vane.
L’ultimo gruppetto
di ritardatari è composto da Massimo e, poco più
indietro, da Corrado che pedala in agilità e scandisce
il ritmo ad un Morgan in evidente difficoltà (di sicuro
non era in crisi di fame……).
A questo punto per completare
la salita restano da percorrere sei chilometri, di questi i
primi quattro e mezzo sono difficili (410 metri di dislivello
per una pendenza media del 9,1%, con punte al 13%). A sollevare
il morale ci aiuta il paesaggio, la visuale si allarga e in
lontananza, finalmente, si possono vedere i tornanti che portano
alla cima; quando ci arrivo, insieme a Simonetta, sono circa
le 11,00 e da percorrere ci sono ancora oltre 100 chilometri.
Il tratto di strada che
va dal Fuorn sino a Nauders, ovvero dove inizia l’ascesa
verso il Passo Resia, è molto piacevole, a parte cinque
chilometri di salita il resto è tutto in leggera discesa,
la strada è immersa in una vallata stupenda, sulla destra,
nel nostro senso di marcia, scorre un fiume ricchissimo di acqua.
Siamo nella bassa Engadina alle porte del Parco Nazionale Svizzero,
il fiume è l’Inn e questo tratto costituisce uno
dei percorsi di rafting più selvaggi delle Alpi.
L’avvicinamento a
Nauders è ravvivato da un urlo improvviso: “FUNGHI….
FUNGHI…. GUARDA CHE FUNGHI!!!!”.
Marco (Jet Man), espertissimo fungaiolo, molla la bici nuova
di zecca e si scaglia con passo docile nel bosco per raccogliere
due grossi porcini; sapendo della sua esperienza avevo dato
per scontato che fossero buoni e pronti da cucinare…in
realtà erano due funghi “matti” e mangiarli
avrebbe provocato qualche problema (ora sono più chiari
i motivi di alcune assenze o di crisi improvvise del nostro
cronoman, crisi denominate “ohi ohi ohi”….).
Si riparte e dopo qualche
chilometro si riprende a salire, nei pressi della Dogana tra
Svizzera e Austria inizia l’ascesa di 13 chilometri verso
il Passo Resia, i primi sei chilometri sono caratterizzati da
undici tornanti e pendenza media del 6%; nella sostanza si concentrano
in questo tratto le pendenze più importanti, gli altri
sette chilometri sono in leggerissima salita e terminano al
valico che delimita il confine tra Austria ed Italia.
All’inizio ci provo
a tenere un buon ritmo ma gambe e fiato durano poco, ben presto
Corrado e il Capitano si allontanano, Marco e Felice mi passano
in scioltezza e a me non rimane che godere del paesaggio. Il
valico non offre molto se non il rientro in territorio italiano,
si prosegue per altri due chilometri e ci si ferma a Resia,
il comune che da il nome al Passo.
Dopo un breve e sano ristoro
da ciclisti veri a base di SFWB (la nuova EPO naturale classificata
di quarta generazione….Speck, Formaggio, Wurstel e Birra),
si riparte alla volta di Glorenza e dopo un paio di chilometri
si sosta per qualche minuto nei pressi del Lago di Resia, dove
nasce il fiume Adige, per ammirare un solitario campanile che
spunta dalle acque.
La creazione di una grande diga nel 1950 unificò i primi
due precedenti laghi e sommerse l'antico abitato di Curon Venosta
che venne ricostruito più a monte. 163 case e 523 ettari
di terreno coltivato a frutta furono sommersi. Se ne ricavò
il bacino dell'attuale lago, lungo 6 Km e largo 1 Km nel punto
di massima larghezza.
A seconda del livello dell'acqua, la parte superiore del campanile
è tutt'ora visibile. L'avvenimento è avvolto da
molte leggende, una di queste narra che in certi giorni, dal
fondo del lago, si possono udire le campane del campanile che
risuonano!
Tornando alla cronaca il
ritorno verso Glorenza inizialmente è tranquillo e si
viaggia in gruppo, poi in concomitanza di due impianti eolici
qualcuno si ferma per studiare la progettazione (pare che Morgan
voglia realizzarne uno da installare sul Tomenone…..)
e poco più avanti altri, in crisi mistica, prendono a
sinistra per una strada che porta ad un monastero di San Benedetto…..
ti pareva che si riuscisse a finire la tappa tutti insieme!
Ci vuole la cena per riunire
il gruppo che ormai ha preso atto degli accordi in essere per
creare la nuova squadra dei neri, anche se il Capitano non si
da per vinto e cerca di sanare la rottura, nei prossimi mesi
scopriremo come andrà a finire.
L’attenzione ritorna per un attimo sulla scelta del menu
per poi concentrarsi su quanto accaduto durante il giorno. Solo
dopo aver cenato si comincia a pensare alla giornata successiva,
una giornata che risulta essere sempre la più movimentata
dell’intero week-end.
3a tappa
Con le gambe indolenzite
e con qualche defezione ci sia avvia ad affrontare la terza
tappa, tra andata e ritorno, sempre dallo stesso versante, sono
circa 60 i chilometri da percorrere. La giornata è bellissima,
cielo terso, temperatura fresca ma ideale, si sale al Passo
Resia da Malles e anche oggi è subito salita dopo soli
200 metri dalla partenza. Per dieci chilometri la strada sale
costante e dai 940 metri di Glorenza si passa ai 1.440 metri
che si toccano dopo l’abitato di Burgeis.
Il primo chilometro di
salita seppur percorso a bassa andatura crea già selezione,
resto alla ruota del Capitano, davanti ci sono i soliti noti
con Corrado a fare l’andatura e che sembra più
pimpante del solito. Dopo aver superato l’abitato di Malles
decido di aumentare l’andatura per cercare di prendere
le ruote del gruppetto davanti. Riesco ad avvicinarmi e il compagno
Christian rallenta e si stacca per portarmi sotto ma purtroppo
sono al limite e devo arrendermi (siamo entrambi con la divisa
rossa e il termine compagno è adeguato…..Paolo
può stare tranquillo, ho preso il termine in prestito…).
Dopo i doverosi ringraziamenti
gli dico di fare il suo ritmo, io devo diminuire l’andatura
perché ho bisogno di respirare, il mio sarà un
respiro che durerà per tutto il resto della salita. Dopo
circa tre chilometri infatti mi passano tutti e il tratto che
porta a Vallelunga, ben fornito di strappi al 12-13%, si rivela
per le mie gambe quello più difficile in assoluto di
tutto il week-end. In ogni caso l’arrivo a Vallelunga
è una bella soddisfazione, il percorso è bellissimo
e meritava di essere affrontato, la splendida giornata poi ha
fatto il resto!
Il buon profumo di strudel
attira l’attenzione di tutti e la degustazione ci trattiene
una decina di minuti e dopo le foto di rito si riparte.
E’ qui che Christian si ricorda che è anche Svamp,
è accanto a me quando cerca di agganciare le scarpe ai
pedali….non ce la può fare, sotto ci sono le “copri
tacchette”…..una scena già vista lo scorso
anno...., c'è poco da fare, se non ci fosse bisognerebbe
inventarlo...mitico!
Nel giro di dieci minuti
si alza il vento, il cielo si copre e minaccia pioggia. Quando
mancano ancora dieci chilometri all’arrivo il vento aumenta
e rende pericolosa la discesa, a creare caos aggiuntivo e pericolo
ci pensano i tanti trattori che ogni tanto sbucano dalle stradine
laterali, oltre alle decine di moto che salgono veloci verso
il passo. A Malles cadono le prime gocce di pioggia ma ormai
siamo arrivati all’Hotel e la vera pioggia inizia a cadere
quando i pedalatori di giornata sono sotto la doccia e coloro
che hanno fatto i turisti stanno caricando le bici sul furgone!
Auf Wiedersehen Glorenza!
Il 12mo Week-end alpino
si chiude con un diluvio che crea un po’ di tensione in
autostrada durante il viaggio di ritorno. Fortunatamente tutto
si conclude alla perfezione e quando si ritorna in quel di Brusaporto,
come da prassi, si pensa già alle salite da mettere in
programma il prossimo anno.
Ora è presto per
avanzare ipotesi concrete, ma il tempo corre talmente veloce
che guardare avanti è d’obbligo. Per il momento
è piacevole voltarsi indietro e impiegare il tempo per
leggere la storia e se ci si sofferma per qualche minuto si
scopre che alcune pagine importanti le abbiamo scritte: Stelvio,
Fuorn, Resia, Stalle, Tre Cime di Lavaredo, Zovo, Monte Croce
Comelico, Galibier, Glandon, Croix de Fer, Mollard, La Madeleine,
Telegraphe, Izoard, Vars, Lautaret, Fauniera, Agnello, Madonna
del Colletto, Sant’Anna di Vinadio, Rombo, Pennes, San
Pellegrino, Giovo, Palade, Lavazé, Valles, Rolle, Fedaia,
Giau, Sella, Gardena, Erbe, Pordoi, Campolongo, Manghen, Costalunga,
Mendola, Falzarego, S.Lucia, Duran, Staulanza…..
Questa è storia del week-end alpino, una storia grande
come tante montagne, una storia lunga come tante strade, una
storia immensa come tante vallate, una storia bella come tante
pedalate, una storia vera che deve continuare.
Stefano Testa – Luglio 2008
1 Morfeo è una
figura della mitologia greca, figlio di Ipno e di Notte, è
il Dio del Sonno. Il connubio Cronoman-Morfeo nasce in seguito
a quanto accaduto all’ultima cronometro alla quale ha
preso parte il nostro campione Jet Man 2008….Così
parlo il Capitano….
2 Le cartucce Flobert, realizzate in diversi calibri, sono destinate
ad armi di limitata potenza e con una ridotta carica di polvere.