Il Pedale a Predazzo - Vibrazioni da salita
La settima edizione del week-end alpino si è quasi conclusa, siamo in viaggio verso Brusaporto, il Cividini spinge sul pedale dell’acceleratore incurante dei punti patente a rischio, il fresco dei tre giorni trascorsi a Predazzo è solo un ricordo e di attuale c’è un caldo fastidioso ed un pranzo da smaltire, a proposito, che buone le tagliatelle al ragù di cervo e funghi! Il caldo abbinato alla birra scolata durante il pranzo è causa di sonnolenza e mentre cerco una posizione decente che mi consenta di dormire ripenso ai momenti più rilevanti della tre giorni alpina……..
Con il senno di poi, a parte qualche incazzatura dovuta alla gestione dell’unico (purtroppo) furgone al seguito, è andata bene anche stavolta. L’inizio comunque non è stato dei migliori perché Giovedì sera, una volta giunti a Predazzo, le speranze di pedalare erano davvero poche a causa della pioggia e del freddo, quest’ultimo talmente intenso per il periodo da far rimpiangere il caldo afoso della Valpadana.

Ma vediamo se ricordo bene cosa è successo.

Venerdì 4 Luglio
Sono le 8,00 quando ci ritroviamo per la colazione, le condizioni climatiche sono pessime, la pioggia cade abbondante, ai 2500 metri è addirittura neve, avrebbe dovuto essere il giorno del Manghen ma per forza di cose non resta altro che trovare un modo per ingannare il tempo, il morale è sotto i tacchi e la compagnia dell’albergo del resto non contribuisce a risollevare l’umore, con tutto il rispetto, ma come la mettiamo con cinquanta ospiti over 70?
Pertanto si sale in auto per un giro turistico, meta ahinoi il percorso della seconda tappa: Lavazé, Lago di Carezza e Costalunga. Passeggiata distensiva nei dintorni del Lago, poi, a mezzogiorno in punto, precisi e puntuali come gli svizzeri, stiamo già pranzando con un occhio rivolto a quello che c’è sul piatto ed un occhio che guarda il cielo nella speranza che qualcosa cambi.
Di certo, ciò che non cambia è la fame dei nostri, mamma mia, quattro bocconi e della pizza non c’è più traccia, per fortuna che non hanno pedalato! Campana deve sfamare anche il verme solitario e si abbuffa riempiendosi la “panza” con mezzo chilo di strudel, ma dove la mette tutta sta roba?
Quando spunta il sole è corsa verso l’albergo, dieci minuti e siamo in sella, destinazione Passo Lavazé. La scena in bici è dominata dal solito Caslini, si mettono in evidenza anche Angelo, Corrado, Micheletti e Colnago. Capitan Pagani, che appare un poco appesantito, litiga con la bici nella seconda parte del gruppo, così come Simonetta e Campana che hanno a che fare con alcuni “problemi tecnico-intestinali”. La vetta ci accoglie con tutto il freddo possibile, una rarità di questi tempi, il gruppo si spezza, una parte ridiscende subito, gli altri, compreso il sottoscritto sono decisi a proseguire per completare il giro, ma il cielo ridiventa plumbeo e comincia a piovere, dietro front, tutti in albergo che è meglio!

Ehi Cividini rallenta cavoli, altrimenti ti ritirano la patente, un sorpasso brusco nei pressi di Affi interrompe il mio “quasi sonno”, dove eravamo rimasti?

Sabato 5 Luglio
Ci credo parecchio alla frase che recita: la fortuna è cieca e la sfiga ci vede benissimo. Ci credo perché quando mi affaccio alla finestra alle 7,00 il cielo è azzurrissimo, pulito, splendente e fresco, il sole fa brillare la neve caduta sulle punte del Catinaccio, è una giornata da favola, gli esperti meteo avevano previsto il contrario, in effetti i fortunati siamo noi e gli sfigati sono questi pseudo-esperti che non ne azzeccano mai una giusta!
E’ un piacere vedere facce sorridenti, indaffarate ed anche un poco preoccupate per i preparativi, 140 chilometri non sono robetta, quindi è bene sincerarsi che tutto sia pronto: borracce supercariche, barrette, zuccheri e bombe varie (Eh Pagani? Eh Egidio?). L’avvicinamento al Manghen è lungo, sono circa 90 chilometri di strada in leggera discesa, non c’è occasione migliore per gustarsi la bellissima Val di Cembra (un’oasi naturale di tranquillità), il lago di Caldonazzo (splendente e carico di colore) e per papparsi un panino con prosciutto in quel di Levico Terme, solo Caslini non mangia perché afferma di non aver consumato energie, roba da matti.
Eccoci all’inizio della salita, come da prassi aumenta il battito del cuore e cala il silenzio. Non so cosa succeda alle mie spalle, è strano ma sono davanti con Caslini, Corrado, Micheletti e Alessandro. La gamba gira, non mi pare vero, cosa mi sta succedendo? E’ un’illusione che dura poco e che pagherò cara, molto cara. Ben presto vedo Caslini allontanarsi, per tre chilometri riesco a tenere Alessandro poi mi tocca mollare, dove sono le bombe? Non è finita, arriva Sergio e anche lui se ne va, è la volta di Paolo e Corrado, mi passano e resto solo, la mia è una discesa più che una salita, è una discesa inesorabile della mia velocità, undici all’ora, poi dieci, mi tocca vedere anche sette all’ora!! Gli ultimi tre chilometri sono fatica allo stato puro, ciclisticamente ormai non esisto più, l’obiettivo è non cadere (della serie barcollo ma non mollo), l’unico paesaggio che riesco a intravedere è la mia ruota anteriore che gira pianissimo. Il mio arrivo in vetta equivale alla fine di una tortura, poco dopo scendo con il furgone insieme a Cividini per portare acqua a quelli che stanno ancora faticando, ecco Pagani e Angelo, per loro manca un chilometro, cosa borbotti il capitano al mio indirizzo non è chiaro, forse chiedeva lumi per il pranzo? Ci fermiamo per Colnago, poi è la volta di Simonetta e Paolo (lo scudiero del Capitano cosa ci fa con Simonetta?), manca solo Campana, eccolo, è stralunato per la fatica, vuole fermarsi e salire sul furgone ma l’acqua che gli porgo è magica: nel giro di un paio di minuti come per miracolo ritorna in sella. Rivedo le rampe finali dal furgone, o meglio, finalmente riesco a vederle, stavolta le memorizzo per bene, qui si va su al 13/14% senza respiro, il sole picchia di brutto ma l’aria tutto sommato è fresca, l’arrivo al passo di Campana chiude la fila, la salita è finita ma il bello arriva ora: cosa c’è di meglio di un piatto di pasta e di una birra fresca?
All’interno del rifugio ci si scalda e qui succede l’impensabile. Campana è seduto accanto a me e improvvisamente, a detta sua, inizia a vibrare. Lo sforzo propinato è sicuramente alla base di questa reazione, sono vibrazioni che procurano le grandi salite, tale è il Manghen, vibrazioni che a me sono venute negli ultimi chilometri. L’ansia dura qualche minuto, un tè caldo riporta Campana allo stato normale, le ultime vibrazioni che ci aspettano sono quelle che proviamo durante la lunga e spettacolare discesa fino a Molina di Fiemme.
La serata serve per scatenare un battibecco tra il sottoscritto e Capitan Pagani in merito alla destinazione del giorno dopo: Passo Rolle o Passo San Pellegrino?

Uff, il furgone è un poco scomodo, gira e rigira ma una posizione buona non si trova, siamo a Rovato, salutiamo Angelo e via, tra mezz’ora siamo a casa, ma stamattina cosa è successo?

Domenica 6 Luglio
La giornata inizia con lo stesso piglio di quella precedente, è la terza tappa ma non si avverte la stanchezza come gli scorsi anni, il sole domina nel cielo, l’aria è fredda, si va verso Moena, ci aspetta il San Pellegrino. Si procede in fila indiana, Paolo è infervorato e tira come un dannato, ma porca p…… dategli una bastonata o qui vibriamo tutti prima ancora di cominciare la salita!
In cima ci arriviamo tutti, i soliti scalmanati si strapazzano e con quattro pedalate conquistano il passo, gli altri salgono con calma e si godono la vista che offre la meravigliosa Valle di San Pellegrino. La squadra dei gialli ha dominato la giornata di ieri, ma oggi, se si esclude Paolo (Caslini), è praticamente assente, si sono presi un giorno di ferie?
Foto di rito alla chiesetta, anche se da queste parti ci siamo già stati nel 1999, ed è già ora di fare ritorno, discesa da folli a quasi 80 chilometri l’ora, qualcosa vibra, è il manubrio, frenaaaaa……, basta, di vibrazioni non se ne può più!

Ma cos’è che vibra ancora? E’ il furgone, Cividini rallenta, siamo al casello di Seriate, la mia dormita è finita, presso il Centro Sportivo si sprecano le ultime battute, la Tv ci mostra un Petacchi stratosferico che all’arrivo della seconda tappa del Tour de France brucia tutti in volata, è giunta l’ora di rincasare, siamo all’epilogo della settima edizione, forse la più sottotono tra tutte quelle organizzate, anche se ad essere sinceri le emozioni, anzi, le vibrazioni non sono mancate.

Stefano Testa

03 - 06 Luglio 2003

 
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