GIOVEDI’ 4 LUGLIO - RITROVO E VIAGGIO
Dal punto di vista organizzativo è il giorno forse più
difficile a causa dei diversi impegni lavorativi di ognuno,
in quanto stabilire un orario che possa permettere al gruppo
di partire unito è sempre un’impresa. Comunque,
a parte un piccolo ritardo di Walter, conducente del furgone
che ci assisterà durante le tappe, si parte uniti ed
è il preludio per la buona riuscita di quanto è
stato organizzato. Il viaggio procede senza intoppi fino a quando,
giunti poco prima di Trento, ricevo la chiamata di Paolino (scudiero
di Capitan Pagani durante le salite) che mi chiede notizie per
un’eventuale sosta. Rispondo che non ci fermiamo e tiriamo
dritti fino a Bressanone. Poco dopo chiama Ezio per avvisarmi
che sono fermi in autogrill a Egna-Ora e incurante dello sgarbo
arrecato a Paolino decido che sosta deve essere. Mi preoccupo
di avvisare le auto in fuga dove ci sono appunto “Paolino
Giuliacci”3, “Nando da Lourdes”4,
il C.T. della squadra femminile “Mirkonsenn Covolo”5
e “Mr. Muscolo Felice”6 ma
purtroppo si trovano già beatamente seduti in un altro
autogrill. Risultato? Paolino in modo molto diplomatico non
me le manda a dire e mi accusa di tradimento per non aver accettato
il suo invito.
L’arrivo a Bressanone avviene alle 18,15 circa e trovare
l’Hotel è un gioco da ragazzi essendo questo di
fronte alla Stazione ferroviaria.
La serata che ci aspetta sarà ricordata per “la
cena della bistecca mancata” che si rivelerà insieme
alla “Bottella” il vero tormentone di questo week-end.
Protagonista assoluto di tutta la vicenda la new entry “Laden
– Kamicaz Campana”7 simpatico
esperto di manti stradali con specializzazione affinata per
rotonde e marciapiedi. Il grande appetito di “Laden Campana”
non viene placato dalla cena servita presso l’hotel e
per compensare il mancato introito di calorie decide di rifarsi
poco dopo con una sostanziosa bruschetta carica di aglio che
durante la notte gli causerà qualche problema.
Ciò si verifica durante la serata che prosegue con la
visita del centro di Bressanone che riscontra il gradimento
di tutti per l’eleganza delle costruzioni e le particolari
decorazioni che le caratterizzano. Stupenda la piazza dominata
dal Duomo che risale all'XI secolo e costituisce il nucleo principale
del centro storico; affiancato dalla chiesa parrocchiale di
San Michele Arcangelo, eretta su una preesistente costruzione
romanica, e dal chiostro. Sull'ampia piazza si affaccia anche
il Palazzo Vescovile, per secoli sede dei potenti principi-vescovi,
dalle facciate ornate da elementi barocchi, con il cortile rinascimentale
e il giardino di Corte. Oggi ospita il museo diocesano con opere
d'arte sacra gotica e un'interessante esposizione di presepi.
Dopo un’ora la sosta presso una birreria diviene un’esigenza
primaria ma a tenere banco è la misteriosa assenza di
“Camoscio Rebuzzi”8 del quale
si sono perse le tracce. Qualche lingua maligna si lascia scappare
alcune frasi condite di sospetto. La verità non la sapremo
mai, ma la versione ufficiale è la sosta del Camoscio
in una birreria, rimasto solo a causa del ritardo accumulato
per una “pratica” da sbrigare nella camera dell’Hotel.
Il gruppo comunque dimentica presto e vaga per un’altra
mezz’ora prima di trovare un locale in grado di ospitare
tutti. Nel frattempo il gruppetto guidato da Capitan Pagani,
comprendente “Laden Campana”, “Caterpillar
Ezio”, “53x11 Angelo”9
e il collega “Gatto delle Alpi Gianpietro”10
è in attesa della fatidica bruschetta circondato da alcune
bellezze locali, attratte probabilmente dallo sguardo magnetico
e fascinoso di “Laden Campana”.
Il rientro avviene in gruppetti sgranati ma accomunati dagli
stessi gesti un poco ansiosi: sguardi rivolti al cielo e sosta
davanti alle cartine geografiche esposte nelle vicinanze dell’Azienda
Turismo.
VENERDI’ 5 LUGLIO - 1^ TAPPA: LA VAL SARENTINA
E IL PASSO PENNES - KM 140
Finalmente si pedala, anche se prima bisogna sbrigare una pratica
importante: la colazione, che ovviamente deve essere abbondante.
Alcuni però incontrano qualche problema dovuto alla logistica
dell’hotel. La colazione, infatti, viene consumata in
un locale diverso da quello in cui ci si ritrova per la cena
e così gli sbadati di turno rimangono in attesa, senza
essere nemmeno sfiorati dall’idea che gli altri stessero
consumando la colazione in un altro locale. Nando da Lourdes
mi fa presente che stava seduto da dieci minuti e ovviamente
gli sfottò al suo indirizzo si sprecano. Laden Campana
espone il problema notturno causato dalla bruschetta ricollegando
per l’ennesima volta il tutto alla bistecca mancata della
cena. Briosches, pane e marmellata, yougurt, latte, caffè,
succo d’arancia, prosciutto e formaggio vengono consumati
in grandi quantità. Per fortuna la tappa prevede 40 Km
iniziali di strada in leggera discesa che consentono al nostro
stomaco di smaltire il carico proteico ingoiato. Peccato che
sopra le nostre teste il cielo è coperto da nuvole scure
che non promettono nulla di buono. Solo Paolino lo scudiero
è preoccupato, lo noto mentre scende le scale e dopo
essersi trasformato nel Colonnello Giuliacci esce in strada
per controllare la situazione. Lo seguo e con tono deciso gli
dico di non pensare alla cattiva situazione meteorologica perché
l'idea di bloccare la tappa non sarà presa in considerazione.
A pensarla come me è il resto del gruppo che con cinque
minuti d’anticipo è pronto per partire.
Ore 8,15 si parte in direzione di Bolzano, che è distante
circa quaranta Km da Bressanone, e per arrivarci bisogna percorrere
una strada statale in leggera discesa, dove imperversano molti
camion che causano in alcuni tratti qualche momento di apprensione.
Solo in alcuni punti si possono ammirare paesaggi gradevoli
e rilassanti, in particolare nei pressi di Velturno o qualche
Km prima di Bolzano quando la strada è affiancata dalle
acque del fiume Isarco. Per fortuna fila tutto liscio e a Bolzano
lasciamo la Valle dell'Isarco e iniziamo a percorrere la strada
della Val Sarentina. Il traffico pressoché inesistente
ci consente di ammirare lo spettacolo circostante, non fosse
per il primo tratto di strada caratterizzato da alcune gallerie
e da pendenze che definirei “rognose”. Qui si comincia
a soffrire e d’altra parte il nostro destino è
segnato: dai 266 metri di Bolzano dobbiamo arrivare fino ai
2214 metri del passo Pennes in cinquanta chilometri. Il gruppo
si fraziona per poi ricongiungersi poco più avanti ma
Mirkonsenn, “Lady Simonetta”11
e “Massi Bon Massimo”12 restano
staccati e abbandonati a se stessi. Per qualche chilometro si
procede relativamente tranquilli, poi, nei pressi di Ponticino
ha inizio la bagarre, l’andatura aumenta e ciò
causa la rottura definitiva del gruppo. Io (per il gruppo “Festina
Stefano” dal 1998, anno dello scandalo al Tour) ed altri
sei/sette restiamo uniti fino a Sarentino, dove, una volta giunti,
si verifica un’ulteriore spaccatura generata da un’accelerazione
di Camoscio Rebuzzi alla cui ruota si portano il sottoscritto
e “Lepre delle Dolomiti Caslini”13.
Dietro cerca di farsi sotto “W il Mortirolo Micheletti”14
ma essendo solo non riesce ad agganciarsi ed è costretto
a desistere. Superato l’abitato di Riobianco ha inizio
la parte più impegnativa della salita e qui incontriamo
Walter e Paola che sono al seguito con il furgone. Paola si
è assunta l’incarico di riprenderci con la telecamera
e si può affermare che lo farà egregiamente durante
le tre le tappe. Dopo il saluto cala il silenzio perché
la strada si fa impegnativa ed in lontananza scorgiamo le rampe
dritte e secche che ci porteranno alla vetta. La vallata è
molto ampia, il silenzio padroneggia e l’unico suono che
si avverte è generato dall’attrito della catena
in movimento. Il cambio di pendenza lascia il segno nelle gambe
di Camoscio Rebuzzi che è costretto a proseguire con
il suo passo. Restiamo in due ma solo per qualche centinaio
di metri perché Lepre delle Dolomiti Caslini aumenta
il ritmo in modo deciso arrivando a guadagnare 200 metri. Al
sottoscritto non resta che continuare regolare fino ad un chilometro
dalla vetta, dove tento di riavvicinarmi senza però riuscirci.
Conquista quindi il Passo Pennes Caslini seguito da Festina
Stefano e da Camoscio Rebuzzi. A seguire giunge in vetta Felice
che può essere considerato la sorpresa positiva della
giornata. Gli altri arrivano sgranati: W il Mortirolo Micheletti,
che non è contento della sua prova, precede di poco Gatti.
“Il Professore Giambattista”15
è stremato, “Stakanov Corrado”16
pure lui, ma ha preferito percorrere le rampe finali sul comodo
furgone, Capitan Pagani e il suo scudiero Paolino arrivano affiancati,
mentre Angelo, che ha “scollinato” qualche minuto
prima, è colpito da un attacco di tosse e fatica a respirare.
Arriva anche Laden Campana e seppur con poco fiato ha la forza
per chiedere quando si mangia. Poco dopo è la volta di
“Nesp Epo Nespoli”17 e a seguire
giungono in vetta anche Simonetta e Mirko accolti in modo trionfale.
Soddisfazione per tutti nonostante la fatica, anche se con un
poco di rammarico perché il sole avrebbe regalato qualche
emozione paesaggistica in più.
La discesa verso Vipiteno è ripida e pertanto ogni tentativo
di pedalare per scaldare le gambe è vano. Il freddo dura
poco e si avverte solo per i chilometri iniziali della discesa,
poi in vista di Vipiteno un caldo sole si fa largo tra le nuvole.
Per il gruppo è tempo di rifocillarsi e così “finisce
a birra e tagliatelle con funghi”! Capitan Pagani ci racconta
il fermo imposto dai vigili di Sarentino al gruppetto dei quattro
malcapitati che in quel momento pedalavano affiancati formando
due coppie. L’infrazione contestata ai quattro dai rigorosi
vigili di Sarentino era intralcio al traffico che in quel momento
risultava essere alquanto intenso. Evidentemente le ore 11,00
coincidono con l’orario di punta e così Capitan
Pagani, avendo capito la gravità estrema dell’errore
commesso, porge le scuse per tutti e riesce ad evitare la multa.
A pranzo ultimato appare subito chiaro che le energie a disposizione
sono molte, non si spiega altrimenti la media di 44 orari registrata
nel tratto Vipiteno-Bressanone. D’accordo, la strada scende
sempre, però tenere costantemente la velocità
vicino ai 50 orari con punte di 55/56 è da pazzi, ed
all’arrivo in hotel le facce sono stralunate.
Doccia immediata e, nell'attesa della cena, qualcuno si addormenta,
mentre altri si recano nel centro di Bressanone per una visita
all’interno del Duomo. Durante la cena, si rivivono gli
episodi della giornata che sono variegati grazie ai dettagli
ed ai particolari riportati da ognuno. E’ questo il momento
principale da cui hanno origine le storie che saranno ricordate
per anni. Il proseguo della serata in una birreria è
il complemento indispensabile per rendere questi racconti delle
vere e proprie leggende. Infatti, davanti a caraffe di ottima
birra scura, prodotta secondo l'antica ricetta dei monaci benedettini
del Monastero di Andechs (Baviera), custodi di questo luogo
sacro dal 1451, accompagnate da taglieri ricoperti da montagne
di speck e cetrioli, si chiude allegramente una giornata che
da domani farà parte dell’archivio dei ricordi.
SABATO 6 LUGLIO - 2^ TAPPA: VAL PUSTERIA, ALTA
BADIA, PASSO ERBE - KM 100
La vista mattutina delle facce stanche e assonnate rievoca ricordi.
I capelli fulminati di Gatti sono un classico, la pacatezza
di Nando da Lourdes è un film già visto, i commenti
paiono quasi bisbigli rispetto alle urla del giorno precedente.
Ma dura solo qualche minuto, giusto il tempo di ritrovare la
sintonia, poi l’ansia di completare i preparativi prende
il sopravvento e la partenza della seconda tappa nasce con una
fuga (voluta?). Caslini, Festina e Camoscio Rebuzzi, cadono
nell’imboscata tesa da Capitan Pagani e messa in atto
al termine della colazione ad insaputa del resto del gruppo.
“Allora partenza alle 8,30” - dice Pagani rivolgendosi
al sottoscritto. “Va bene!” - rispondo io, ignaro
del tiro mancino giocato dal Capitano.
Alle 8,25 siamo solo in tre perché il resto del gruppo
è già partito. Ci accodiamo dopo dieci minuti,
al termine di un tratto di strada che sale costantemente e si
rivela piuttosto impegnativo a causa dell’appesantimento
provocato dall’abbondante colazione. Nei pressi di un
bivio la titubanza di coloro che stanno davanti innesca una
serie di frenate improvvise. E’ solo un attimo poi si
riparte alla volta di Rio di Pusteria, prima località
che s’incontra all’inizio della splendida e verdissima
valle (Val Pusteria), che percorriamo con calma per assaporare
l'unicità del paesaggio. Il percorso non presenta alcuna
difficoltà fino a San Lorenzo, dove si lascia la Val
Pusteria e si svolta a destra per la Val Badia in direzione
di San Martino. Qui la strada inizia a salire leggermente, le
auto in transito sono rare e ai lati la presenza di pini ombrosi
rinfresca il nostro passaggio. Il sole si intravede solamente
perché la valle è stretta e ricca di piante, poi
dopo qualche chilometro la pendenza aumenta e, incredibile ma
vero, con essa anche la velocità.
In concomitanza di un cantiere stradale che provoca il senso
alternato, il buon Camoscio Rebuzzi, assalito da un impulso
piuttosto strano ed improvviso diventa Varenne e inizia a galoppare.
Dopo averlo ripreso (ciclisticamente e verbalmente) ritorna
in sé, si tranquillizza ed in poco tempo il gruppo si
ricompatta. Restano staccati Lady Simonetta, Mirkonsenn, Maxi
Bon Massimo che rivedremo poi in cima alla vetta.
Si procede in modo regolare e piacevole fino a San Martino in
Badia, località posta all'inizio della salita che si
presenta subito con alcuni tornanti al 12/13%. Le rampe da affrontare
nei primi due chilometri si rivelano difficili e selettive.
“Lepre delle Alpi Caslini” appena la strada s’impenna
scatta deciso e s’invola seguito da “Festina Stefano”,
mentre dietro l’urlo di Capitan Pagani da il là
a Camoscio Rebuzzi che però non riesce ad agganciarsi.
Rinviene invece molto bene “53x11 Angelo” e si accoda
a Festina il quale non ce la fa a tenere il ritmo della lepre
indiavolata. Gli altri sono dietro e non me ne vogliano ma purtroppo
mi è impossibile raccontare la loro impresa.
Sì perché di impresa si tratta, poiché
il passo delle Erbe situato a m. 1987 non è una salita
da prendere con le molle. Solo la parte centrale, costituita
da circa 3 Km di discesa, è il punto facile della scalata
che permette di respirare, anche se poi il dislivello perso
in questo tratto deve essere riconquistato nei restanti 6 Km
che portano alla vetta.. Da Antermoia la salita non perdona
e chi è in debito di ossigeno o “in acido”
non ha scampo. L’arrivo al passo dei fantastici 18 avviene
in modo frazionato, ad attenderci ci sono Paola e Walter con
il furgone ed uno splendido paesaggio naturale. Ogni arrivo
individuale è giustamente sottolineato con applausi,
incitamenti e pacche sulle spalle. Mirkonsenn Covolo (Capitan
Pagani preferisce chiamarlo “Scoiattolo delle Dolomiti”)
riesce addirittura a staccare le mani dal manubrio per alzare
le braccia al cielo in segno di vittoria.
La vetta conquistata concede il sollievo a tutti e regala uno
spettacolo bellissimo. Dinanzi ai nostri occhi dominano le pareti
rocciose del Sass de Putia (m. 2874) sulla cui cima è
posato un cappello di nuvole che nasconde in parte le punte
argute e frastagliate della vetta, quest' ultima illuminate
a tratti dal sole. Dopo essermi in parte ripreso ed aver riconquistato
un’espressione decente mi reco presso il rifugio per prenotare
il bramato pranzo. Ad accogliermi una graziosa e sorridente
ragazza locale d’origine ladina di nome Lucia. Io non
sono Renzo, ed essendo piuttosto stralunato mi preoccupo esclusivamente
di prenotare il posto per tutta l’allegra brigata. Tutti
a tavola per la continuazione della tappa che prevede un "Passo
a base di pasta" e una montagna di speck, oltre a cetrioli
e formaggi locali. La pancia piena ha un effetto rigenerante,
Laden Campana sembra essere soddisfatto mentre Capitan Pagani
ha preso il pallino in mano e scatena risate. Vicino a noi nel
frattempo, si sono seduti alcuni tedeschi che hanno deciso di
sostare perché fuori il cappello di nuvole si è
trasformato in un mantello e rovescia a terra pioggia in gran
quantità.
Quale occasione migliore per cantare “O sole mio”?
Più che di un canto, con qualche eccezione, si tratta
un mix di urla strazianti che qualche turista apprezza per l’impegno
ma che poco dopo causano la fuga dei made in Germany forse un
poco infastiditi dall’allegria che ci mettono i nostri.
Siamo in Italia afferma Capitan Pagani, perdio! E’ giusto
che trionfi “O sole mio” e “Quel mazzolin
di fiori”.
Pare incredibile ma l’aver cantato un inno al sole è
stato di buon auspicio perché poco dopo rispunta, seppur
accerchiato da nuvole minacciose. Essendo ciclisti veri non
ci soffermiamo su certe piccolezze e ci lanciamo in discesa
nonostante la pioggia ritorni a farsi intensa. I primi chilometri
sono una sofferenza per un insieme di fattori: pioggia, strada
dissestata e stretta, le gambe che non girano, eppoi non c’è
neppure la discesa perché si sale leggermente. E’
giusto così, non può andare tutto bene, il bello
della bici è anche questo, se non ci fossero certi imprevisti
cosa potremmo raccontare?
Terminato il tratto di falsopiano si comincia a scendere in
maniera decisa. Io non essendo per niente amante della strada
bagnata (a dir la verità la odio), nonostante la pioggia
abbia cessato di cadere, percorro la discesa con cautela e resto
con “Gatto delle Alpi Gianpietro”, “Stakanov
Corrado”, “Caterpillar Ezio”e “Il Professore
Giambattista”. Per fortuna, prima di attraversare il paese
di Sant’Andrea, le strade sono completamente asciutte,
il sole ricompare in cielo e la temperatura subisce un’impennata
improvvisa. Arrivo all’hotel e Camoscio Rebuzzi insieme
a “Lepre delle Alpi Caslini” sono già pronti
a tuffarsi in piscina, imitati poco dopo da Capitan Pagani,
Paola e “Stakanov Corrado”. Io approfitto del tempo
a disposizione per dormire fino alle 18,30, poi mi reco nel
centro di Bressanone dove incontro Angelo e Gianpietro anch’essi
a zonzo nell'attesa della cena prevista alle ore 19,45. La serata
finale è sempre caratterizzata dalla ricerca del percorso
per la mattinata del giorno dopo e la scelta deve tenere conto
del poco tempo a disposizione. Terminate le varie discussioni
si opta per Luson, cittadina che si trova a circa 18 Km da Bressanone
nel mezzo di una bellissima vallata chiamata appunto Val di
Luson. Il seguito della cena è già programmato:
spostamento in massa a Bressanone e lunga tavolata in una birreria
per degustare speck e cetrioli con della buonissima birra scura
(trattasi sempre della birra prodotta ad Andechs in Baviera).
Discussioni simpatiche e risate caratterizzano la parte finale
della serata e sono il digestivo giusto per coronare un’altra
giornata da ricordare e da raccontare.
DOMENICA 7 LUGLIO - 3^ TAPPA: LA VAL DI LUSON
La levata mattutina dell’ultimo giorno è la più
difficile perché la fatica immagazzinata durante le tappe
precedenti si fa sentire e ciò condiziona sicuramente
l’approccio alla bici. Lo definirei una specie di rifiuto
ad affrontare altra fatica, almeno per quanto mi riguarda, gli
altri mi sembrano abbastanza carichi.
La giornata è stupenda, il cielo è limpidissimo
di colore azzurro intenso, pulito e fresco come l’aria
che alle ore otto, quando si parte, un poco punge.
Ma non c’è tempo per respirare il fresco mattutino
perché si sale subito, e che salire!
Nemmeno oggi ci si risparmia, altro che sgambatina cicloturistica,
c’è da soffrire ancora ed inizialmente la voglia
di farlo è poca. Poi vedo partire la solita Lepre Caslini,
il Camoscio Rebuzzi, lo Stakanov Corrado con W il Mortirolo
Micheletti, poi è la volta di 53x11 Angelo e Gatto delle
Alpi Gianpietro. Vedo Nesp Epo Nespoli, Capitan Pagani e Mr
Muscolo Felice che sono un poco in affanno ma ci danno dentro
come sempre. Impegno massimo anche per Paolino lo scudiero,
Laden Campana, Mirkonsenn Covolo, “Lady Simonetta”.
Nando da Lourdes è regolare ma lo sforzo si vede e non
parliamo di Caterpillar Ezio il cui impegno è sempre
al 110%.
Dopotutto ben mi sta, siccome sono solito ironizzare sulle andature
cicloturistiche della Domenica. E allora finisce che si arriva
a Luson (m. 935) dopo 45 minuti piuttosto tirati. Oggi il sole
c’è e limitarsi a guardare la ruota della bici
che ti precede è uno scempio, quindi per rimediare, il
ritorno a Bressanone è l’occasione per gustarsi
il paesaggio pedalando in santa pace e nella pace della Val
di Luson. Prima di giungere a Sant’Andrea, un piccolo
ma elegante paesino, ci tocca affrontare una salitella ed un
tranquillo e riposante pianoro di circa un km, poi è
tutta discesa filante e veloce fino a Bressanone.
E’ l’ultimo atto che pone fine alle fatiche ciclistiche
e dopo i doverosi saluti e ringraziamenti al titolare dell’Hotel
Jarolim, rimane solo da espletare l’ultima formalità
riguardante il pranzo. C’è un piccolo fuori programma
che si svolge poco prima dell’ingresso in autostrada:
una sosta per l’acquisto dello speck e un piccolo assaggio
di salame affumicato e pinot bianco per stuzzicare l’appetito.
Il fiuto di Gatto delle Alpi Gianpietro e Capitan Pagani è
ottimo e la scelta del ristorante si rivela azzeccata sotto
ogni aspetto. Resta da affrontare l’ultima volata con
le auto verso Brusaporto, non prima però di aver scattato
la foto di chiusura, un gesto che equivale ad una sorta di sigillo
ufficiale da apporre per sancire la fine dell’edizione.
Mentre scrivo queste righe finali il pensiero è già
rivolto alla prossima edizione, alle salite da mettere in programma,
ai percorsi da affrontare........ eh sì, la storia deve
continuare e l’appuntamento è dal 3 al 6 Luglio
2003.
Stefano Testa
04 - 07 Luglio 2007
Note un poco serie e un poco scherzose.
1 Giovanni Pagani: è il vero orchestratore che sta dietro
le quinte. Diplomatico ma fermo e deciso quando serve. Il suo
tormento sono i miei grafici e le tappe con due salite.
2 Zambetti Ezio: in pianura ti fa morire, quando
si mette davanti a tirare sono c…amari. Con la bici farebbe
il giro del mondo. Odia i rapporti agili e le uscite inferiori
a 80 Km.
3 Bonetti Paolo: mattiniero per natura e sempre
preoccupato delle condizioni meteo. La sua passione sono i passi
alpini. Odia le statali, i lunghi rettilinei ed i miei grafici.
4 Reynaudo Bernardo: non conosce l’istinto,
è regolare come un orologio. Nonostante non si lamenti
mai è tartassato da forature, scoppi di gomme e incidenti
meccanici.
5 Covolo Mirko: uomo di fiducia per tutti e
responsabile della sezione femminile. Generoso come pochi, soffre
tantissimo la salita ma non molla mai. In pianura fa sfracelli.
6 Doneda Felice: unisce forza e potenza a passione
ed applicazione. Entusiasta quando bisogna scalare una passo,
travolgente in pianura. Con le discese non ha buon feeling.
7 Campana Gianbattista: se non ci fosse bisognerebbe
inventarlo: originale e simpatico. Vive in eterno conflitto
a causa dell’amore che prova per la “Bottella”
e la bici. Tanto pedala e tanto mangia.
8 Rebuzzi Sergio: personaggio unico ed inimitabile.
Scalatore puro ed attaccante per natura. Ama staccarti in salita.
Odia l’impegno prolungato e costante di una stagione.
9 Baresi Angelo: abituato a spingere rapporti
durissimi in salita che affronta spesso con il “padellone”
(53). Tenace come pochi, il suo terreno preferito è la
salita.
10 Gatti Gianpietro: battuta pronta e di spirito
sempre allegro, con lui il divertimento è assicurato.
Buono su tutti i terreni ma preferisce la salita. Odia le strade
della “bassa” e le uscite domenicali di Febbraio/Marzo.
11 Micheletti Simonetta: presidentessa per antonomasia
della sezione femminile, regolare e ormai abituata a sopportare
lo sforzo anche sulle lunghe distanze. Odia pedalare in gruppo
e soprattutto “a ruota”.
12 Nespoli Massimo: la simpatia personificata.
Fantasia da vendere e battute sempre inedite sono il suo forte.
Si prepara per il week end, poi la sua stagione si conclude.
13 Caslini Paolo: imprendibile e sempre in fuga.
La salita è il suo terreno preferito ed è difficile
restare al suo fianco. Odia le uscite inferiori alle tre ore.
14 Micheletti Paolo: affascinato e catturato
da ciò che offre la montagna. La bici per lui deve essere
fatica. Stravede per le salite con pendenze superiori al 14%.
Le strade di pianura lo infastidiscono.
15 Signorelli Giambattista: riservato e discreto
nel privato, ostinato e deciso in bici. Ottimo passista, buono
in salita. Soffre tantissimo le pendenze a due cifre. Odia gli
“automobilisti della Domenica”.
16 Pezzotta Corrado: Introverso e riservato,
ma pronto alla battuta se stimolato, ama stare in sella per
ore. La salita gli è amica, mentre in pianura procede
a fasi alterne. Odia l’agonismo esasperato.
17 Nespoli Egidio: costanza e regolarità
sono i suoi punti forti. Ottimo in pianura, preferisce le salite
pedalabili ma si difende bene anche sulle dure pendenze.