Il Pedale a Bressanone: pedalando tra montagne... di speck e cetrioli
Raccontare ciò che succede durante il week-end alpino presenta un rischio di non poco conto, poiché colui che scrive non ha la possibilità di cogliere e vivere tutti gli attimi che contribuiscono a rendere piacevole l’ormai tradizionale appuntamento giunto quest’anno alla sesta edizione. Credo infatti che bisognerebbe farsi in venti per ripresentare ogni episodio o situazione attraverso un racconto di poche righe.
Ma, qui sta il bello, il week-end alpino è fatto di momenti indelebili che sono scritti nella memoria dei protagonisti. C’è forse qualcuno che non si ricorda il film appassionante (o “apasionante”) gustato da Piero? E il “giasso” di Franco? E il Caroli, folle discesista stile Falco Savoldelli, mentre sfiorava i cento scendendo dal Fauniera? Oh dimenticavo! E la lotta tra Tonino, Mimmo e Piero mentre scendevano dal Lautaret? Eventi, ma soprattutto momenti storici che puoi evitare di scrivere, li puoi ascoltare da “Capitan Pagani”1 o da “Caterpillar Ezio”2 e la risata è assicurata.
Non è un caso che ho citato alcuni dei veterani facenti parte della “vecchia guardia”. Quest’anno non erano presenti, non hanno pedalato con noi e sicuramente se n’è sentita la mancanza. L’augurio è di averli con noi durante l’edizione del prossimo anno, le cui basi sono state gettate durante le serate trascorse a Bressanone.

GIOVEDI’ 4 LUGLIO - RITROVO E VIAGGIO
Dal punto di vista organizzativo è il giorno forse più difficile a causa dei diversi impegni lavorativi di ognuno, in quanto stabilire un orario che possa permettere al gruppo di partire unito è sempre un’impresa. Comunque, a parte un piccolo ritardo di Walter, conducente del furgone che ci assisterà durante le tappe, si parte uniti ed è il preludio per la buona riuscita di quanto è stato organizzato. Il viaggio procede senza intoppi fino a quando, giunti poco prima di Trento, ricevo la chiamata di Paolino (scudiero di Capitan Pagani durante le salite) che mi chiede notizie per un’eventuale sosta. Rispondo che non ci fermiamo e tiriamo dritti fino a Bressanone. Poco dopo chiama Ezio per avvisarmi che sono fermi in autogrill a Egna-Ora e incurante dello sgarbo arrecato a Paolino decido che sosta deve essere. Mi preoccupo di avvisare le auto in fuga dove ci sono appunto “Paolino Giuliacci”3, “Nando da Lourdes”4, il C.T. della squadra femminile “Mirkonsenn Covolo”5 e “Mr. Muscolo Felice”6 ma purtroppo si trovano già beatamente seduti in un altro autogrill. Risultato? Paolino in modo molto diplomatico non me le manda a dire e mi accusa di tradimento per non aver accettato il suo invito.
L’arrivo a Bressanone avviene alle 18,15 circa e trovare l’Hotel è un gioco da ragazzi essendo questo di fronte alla Stazione ferroviaria.
La serata che ci aspetta sarà ricordata per “la cena della bistecca mancata” che si rivelerà insieme alla “Bottella” il vero tormentone di questo week-end. Protagonista assoluto di tutta la vicenda la new entry “Laden – Kamicaz Campana”7 simpatico esperto di manti stradali con specializzazione affinata per rotonde e marciapiedi. Il grande appetito di “Laden Campana” non viene placato dalla cena servita presso l’hotel e per compensare il mancato introito di calorie decide di rifarsi poco dopo con una sostanziosa bruschetta carica di aglio che durante la notte gli causerà qualche problema.
Ciò si verifica durante la serata che prosegue con la visita del centro di Bressanone che riscontra il gradimento di tutti per l’eleganza delle costruzioni e le particolari decorazioni che le caratterizzano. Stupenda la piazza dominata dal Duomo che risale all'XI secolo e costituisce il nucleo principale del centro storico; affiancato dalla chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, eretta su una preesistente costruzione romanica, e dal chiostro. Sull'ampia piazza si affaccia anche il Palazzo Vescovile, per secoli sede dei potenti principi-vescovi, dalle facciate ornate da elementi barocchi, con il cortile rinascimentale e il giardino di Corte. Oggi ospita il museo diocesano con opere d'arte sacra gotica e un'interessante esposizione di presepi.
Dopo un’ora la sosta presso una birreria diviene un’esigenza primaria ma a tenere banco è la misteriosa assenza di “Camoscio Rebuzzi”8 del quale si sono perse le tracce. Qualche lingua maligna si lascia scappare alcune frasi condite di sospetto. La verità non la sapremo mai, ma la versione ufficiale è la sosta del Camoscio in una birreria, rimasto solo a causa del ritardo accumulato per una “pratica” da sbrigare nella camera dell’Hotel. Il gruppo comunque dimentica presto e vaga per un’altra mezz’ora prima di trovare un locale in grado di ospitare tutti. Nel frattempo il gruppetto guidato da Capitan Pagani, comprendente “Laden Campana”, “Caterpillar Ezio”, “53x11 Angelo”9 e il collega “Gatto delle Alpi Gianpietro”10 è in attesa della fatidica bruschetta circondato da alcune bellezze locali, attratte probabilmente dallo sguardo magnetico e fascinoso di “Laden Campana”.
Il rientro avviene in gruppetti sgranati ma accomunati dagli stessi gesti un poco ansiosi: sguardi rivolti al cielo e sosta davanti alle cartine geografiche esposte nelle vicinanze dell’Azienda Turismo.

VENERDI’ 5 LUGLIO - 1^ TAPPA: LA VAL SARENTINA E IL PASSO PENNES - KM 140
Finalmente si pedala, anche se prima bisogna sbrigare una pratica importante: la colazione, che ovviamente deve essere abbondante. Alcuni però incontrano qualche problema dovuto alla logistica dell’hotel. La colazione, infatti, viene consumata in un locale diverso da quello in cui ci si ritrova per la cena e così gli sbadati di turno rimangono in attesa, senza essere nemmeno sfiorati dall’idea che gli altri stessero consumando la colazione in un altro locale. Nando da Lourdes mi fa presente che stava seduto da dieci minuti e ovviamente gli sfottò al suo indirizzo si sprecano. Laden Campana espone il problema notturno causato dalla bruschetta ricollegando per l’ennesima volta il tutto alla bistecca mancata della cena. Briosches, pane e marmellata, yougurt, latte, caffè, succo d’arancia, prosciutto e formaggio vengono consumati in grandi quantità. Per fortuna la tappa prevede 40 Km iniziali di strada in leggera discesa che consentono al nostro stomaco di smaltire il carico proteico ingoiato. Peccato che sopra le nostre teste il cielo è coperto da nuvole scure che non promettono nulla di buono. Solo Paolino lo scudiero è preoccupato, lo noto mentre scende le scale e dopo essersi trasformato nel Colonnello Giuliacci esce in strada per controllare la situazione. Lo seguo e con tono deciso gli dico di non pensare alla cattiva situazione meteorologica perché l'idea di bloccare la tappa non sarà presa in considerazione. A pensarla come me è il resto del gruppo che con cinque minuti d’anticipo è pronto per partire.
Ore 8,15 si parte in direzione di Bolzano, che è distante circa quaranta Km da Bressanone, e per arrivarci bisogna percorrere una strada statale in leggera discesa, dove imperversano molti camion che causano in alcuni tratti qualche momento di apprensione. Solo in alcuni punti si possono ammirare paesaggi gradevoli e rilassanti, in particolare nei pressi di Velturno o qualche Km prima di Bolzano quando la strada è affiancata dalle acque del fiume Isarco. Per fortuna fila tutto liscio e a Bolzano lasciamo la Valle dell'Isarco e iniziamo a percorrere la strada della Val Sarentina. Il traffico pressoché inesistente ci consente di ammirare lo spettacolo circostante, non fosse per il primo tratto di strada caratterizzato da alcune gallerie e da pendenze che definirei “rognose”. Qui si comincia a soffrire e d’altra parte il nostro destino è segnato: dai 266 metri di Bolzano dobbiamo arrivare fino ai 2214 metri del passo Pennes in cinquanta chilometri. Il gruppo si fraziona per poi ricongiungersi poco più avanti ma Mirkonsenn, “Lady Simonetta”11 e “Massi Bon Massimo”12 restano staccati e abbandonati a se stessi. Per qualche chilometro si procede relativamente tranquilli, poi, nei pressi di Ponticino ha inizio la bagarre, l’andatura aumenta e ciò causa la rottura definitiva del gruppo. Io (per il gruppo “Festina Stefano” dal 1998, anno dello scandalo al Tour) ed altri sei/sette restiamo uniti fino a Sarentino, dove, una volta giunti, si verifica un’ulteriore spaccatura generata da un’accelerazione di Camoscio Rebuzzi alla cui ruota si portano il sottoscritto e “Lepre delle Dolomiti Caslini”13. Dietro cerca di farsi sotto “W il Mortirolo Micheletti”14 ma essendo solo non riesce ad agganciarsi ed è costretto a desistere. Superato l’abitato di Riobianco ha inizio la parte più impegnativa della salita e qui incontriamo Walter e Paola che sono al seguito con il furgone. Paola si è assunta l’incarico di riprenderci con la telecamera e si può affermare che lo farà egregiamente durante le tre le tappe. Dopo il saluto cala il silenzio perché la strada si fa impegnativa ed in lontananza scorgiamo le rampe dritte e secche che ci porteranno alla vetta. La vallata è molto ampia, il silenzio padroneggia e l’unico suono che si avverte è generato dall’attrito della catena in movimento. Il cambio di pendenza lascia il segno nelle gambe di Camoscio Rebuzzi che è costretto a proseguire con il suo passo. Restiamo in due ma solo per qualche centinaio di metri perché Lepre delle Dolomiti Caslini aumenta il ritmo in modo deciso arrivando a guadagnare 200 metri. Al sottoscritto non resta che continuare regolare fino ad un chilometro dalla vetta, dove tento di riavvicinarmi senza però riuscirci.
Conquista quindi il Passo Pennes Caslini seguito da Festina Stefano e da Camoscio Rebuzzi. A seguire giunge in vetta Felice che può essere considerato la sorpresa positiva della giornata. Gli altri arrivano sgranati: W il Mortirolo Micheletti, che non è contento della sua prova, precede di poco Gatti. “Il Professore Giambattista”15 è stremato, “Stakanov Corrado”16 pure lui, ma ha preferito percorrere le rampe finali sul comodo furgone, Capitan Pagani e il suo scudiero Paolino arrivano affiancati, mentre Angelo, che ha “scollinato” qualche minuto prima, è colpito da un attacco di tosse e fatica a respirare. Arriva anche Laden Campana e seppur con poco fiato ha la forza per chiedere quando si mangia. Poco dopo è la volta di “Nesp Epo Nespoli”17 e a seguire giungono in vetta anche Simonetta e Mirko accolti in modo trionfale. Soddisfazione per tutti nonostante la fatica, anche se con un poco di rammarico perché il sole avrebbe regalato qualche emozione paesaggistica in più.
La discesa verso Vipiteno è ripida e pertanto ogni tentativo di pedalare per scaldare le gambe è vano. Il freddo dura poco e si avverte solo per i chilometri iniziali della discesa, poi in vista di Vipiteno un caldo sole si fa largo tra le nuvole. Per il gruppo è tempo di rifocillarsi e così “finisce a birra e tagliatelle con funghi”! Capitan Pagani ci racconta il fermo imposto dai vigili di Sarentino al gruppetto dei quattro malcapitati che in quel momento pedalavano affiancati formando due coppie. L’infrazione contestata ai quattro dai rigorosi vigili di Sarentino era intralcio al traffico che in quel momento risultava essere alquanto intenso. Evidentemente le ore 11,00 coincidono con l’orario di punta e così Capitan Pagani, avendo capito la gravità estrema dell’errore commesso, porge le scuse per tutti e riesce ad evitare la multa. A pranzo ultimato appare subito chiaro che le energie a disposizione sono molte, non si spiega altrimenti la media di 44 orari registrata nel tratto Vipiteno-Bressanone. D’accordo, la strada scende sempre, però tenere costantemente la velocità vicino ai 50 orari con punte di 55/56 è da pazzi, ed all’arrivo in hotel le facce sono stralunate.
Doccia immediata e, nell'attesa della cena, qualcuno si addormenta, mentre altri si recano nel centro di Bressanone per una visita all’interno del Duomo. Durante la cena, si rivivono gli episodi della giornata che sono variegati grazie ai dettagli ed ai particolari riportati da ognuno. E’ questo il momento principale da cui hanno origine le storie che saranno ricordate per anni. Il proseguo della serata in una birreria è il complemento indispensabile per rendere questi racconti delle vere e proprie leggende. Infatti, davanti a caraffe di ottima birra scura, prodotta secondo l'antica ricetta dei monaci benedettini del Monastero di Andechs (Baviera), custodi di questo luogo sacro dal 1451, accompagnate da taglieri ricoperti da montagne di speck e cetrioli, si chiude allegramente una giornata che da domani farà parte dell’archivio dei ricordi.

SABATO 6 LUGLIO - 2^ TAPPA: VAL PUSTERIA, ALTA BADIA, PASSO ERBE - KM 100
La vista mattutina delle facce stanche e assonnate rievoca ricordi. I capelli fulminati di Gatti sono un classico, la pacatezza di Nando da Lourdes è un film già visto, i commenti paiono quasi bisbigli rispetto alle urla del giorno precedente. Ma dura solo qualche minuto, giusto il tempo di ritrovare la sintonia, poi l’ansia di completare i preparativi prende il sopravvento e la partenza della seconda tappa nasce con una fuga (voluta?). Caslini, Festina e Camoscio Rebuzzi, cadono nell’imboscata tesa da Capitan Pagani e messa in atto al termine della colazione ad insaputa del resto del gruppo. “Allora partenza alle 8,30” - dice Pagani rivolgendosi al sottoscritto. “Va bene!” - rispondo io, ignaro del tiro mancino giocato dal Capitano.
Alle 8,25 siamo solo in tre perché il resto del gruppo è già partito. Ci accodiamo dopo dieci minuti, al termine di un tratto di strada che sale costantemente e si rivela piuttosto impegnativo a causa dell’appesantimento provocato dall’abbondante colazione. Nei pressi di un bivio la titubanza di coloro che stanno davanti innesca una serie di frenate improvvise. E’ solo un attimo poi si riparte alla volta di Rio di Pusteria, prima località che s’incontra all’inizio della splendida e verdissima valle (Val Pusteria), che percorriamo con calma per assaporare l'unicità del paesaggio. Il percorso non presenta alcuna difficoltà fino a San Lorenzo, dove si lascia la Val Pusteria e si svolta a destra per la Val Badia in direzione di San Martino. Qui la strada inizia a salire leggermente, le auto in transito sono rare e ai lati la presenza di pini ombrosi rinfresca il nostro passaggio. Il sole si intravede solamente perché la valle è stretta e ricca di piante, poi dopo qualche chilometro la pendenza aumenta e, incredibile ma vero, con essa anche la velocità.
In concomitanza di un cantiere stradale che provoca il senso alternato, il buon Camoscio Rebuzzi, assalito da un impulso piuttosto strano ed improvviso diventa Varenne e inizia a galoppare. Dopo averlo ripreso (ciclisticamente e verbalmente) ritorna in sé, si tranquillizza ed in poco tempo il gruppo si ricompatta. Restano staccati Lady Simonetta, Mirkonsenn, Maxi Bon Massimo che rivedremo poi in cima alla vetta.
Si procede in modo regolare e piacevole fino a San Martino in Badia, località posta all'inizio della salita che si presenta subito con alcuni tornanti al 12/13%. Le rampe da affrontare nei primi due chilometri si rivelano difficili e selettive. “Lepre delle Alpi Caslini” appena la strada s’impenna scatta deciso e s’invola seguito da “Festina Stefano”, mentre dietro l’urlo di Capitan Pagani da il là a Camoscio Rebuzzi che però non riesce ad agganciarsi. Rinviene invece molto bene “53x11 Angelo” e si accoda a Festina il quale non ce la fa a tenere il ritmo della lepre indiavolata. Gli altri sono dietro e non me ne vogliano ma purtroppo mi è impossibile raccontare la loro impresa.
Sì perché di impresa si tratta, poiché il passo delle Erbe situato a m. 1987 non è una salita da prendere con le molle. Solo la parte centrale, costituita da circa 3 Km di discesa, è il punto facile della scalata che permette di respirare, anche se poi il dislivello perso in questo tratto deve essere riconquistato nei restanti 6 Km che portano alla vetta.. Da Antermoia la salita non perdona e chi è in debito di ossigeno o “in acido” non ha scampo. L’arrivo al passo dei fantastici 18 avviene in modo frazionato, ad attenderci ci sono Paola e Walter con il furgone ed uno splendido paesaggio naturale. Ogni arrivo individuale è giustamente sottolineato con applausi, incitamenti e pacche sulle spalle. Mirkonsenn Covolo (Capitan Pagani preferisce chiamarlo “Scoiattolo delle Dolomiti”) riesce addirittura a staccare le mani dal manubrio per alzare le braccia al cielo in segno di vittoria.
La vetta conquistata concede il sollievo a tutti e regala uno spettacolo bellissimo. Dinanzi ai nostri occhi dominano le pareti rocciose del Sass de Putia (m. 2874) sulla cui cima è posato un cappello di nuvole che nasconde in parte le punte argute e frastagliate della vetta, quest' ultima illuminate a tratti dal sole. Dopo essermi in parte ripreso ed aver riconquistato un’espressione decente mi reco presso il rifugio per prenotare il bramato pranzo. Ad accogliermi una graziosa e sorridente ragazza locale d’origine ladina di nome Lucia. Io non sono Renzo, ed essendo piuttosto stralunato mi preoccupo esclusivamente di prenotare il posto per tutta l’allegra brigata. Tutti a tavola per la continuazione della tappa che prevede un "Passo a base di pasta" e una montagna di speck, oltre a cetrioli e formaggi locali. La pancia piena ha un effetto rigenerante, Laden Campana sembra essere soddisfatto mentre Capitan Pagani ha preso il pallino in mano e scatena risate. Vicino a noi nel frattempo, si sono seduti alcuni tedeschi che hanno deciso di sostare perché fuori il cappello di nuvole si è trasformato in un mantello e rovescia a terra pioggia in gran quantità.
Quale occasione migliore per cantare “O sole mio”?
Più che di un canto, con qualche eccezione, si tratta un mix di urla strazianti che qualche turista apprezza per l’impegno ma che poco dopo causano la fuga dei made in Germany forse un poco infastiditi dall’allegria che ci mettono i nostri.
Siamo in Italia afferma Capitan Pagani, perdio! E’ giusto che trionfi “O sole mio” e “Quel mazzolin di fiori”.
Pare incredibile ma l’aver cantato un inno al sole è stato di buon auspicio perché poco dopo rispunta, seppur accerchiato da nuvole minacciose. Essendo ciclisti veri non ci soffermiamo su certe piccolezze e ci lanciamo in discesa nonostante la pioggia ritorni a farsi intensa. I primi chilometri sono una sofferenza per un insieme di fattori: pioggia, strada dissestata e stretta, le gambe che non girano, eppoi non c’è neppure la discesa perché si sale leggermente. E’ giusto così, non può andare tutto bene, il bello della bici è anche questo, se non ci fossero certi imprevisti cosa potremmo raccontare?
Terminato il tratto di falsopiano si comincia a scendere in maniera decisa. Io non essendo per niente amante della strada bagnata (a dir la verità la odio), nonostante la pioggia abbia cessato di cadere, percorro la discesa con cautela e resto con “Gatto delle Alpi Gianpietro”, “Stakanov Corrado”, “Caterpillar Ezio”e “Il Professore Giambattista”. Per fortuna, prima di attraversare il paese di Sant’Andrea, le strade sono completamente asciutte, il sole ricompare in cielo e la temperatura subisce un’impennata improvvisa. Arrivo all’hotel e Camoscio Rebuzzi insieme a “Lepre delle Alpi Caslini” sono già pronti a tuffarsi in piscina, imitati poco dopo da Capitan Pagani, Paola e “Stakanov Corrado”. Io approfitto del tempo a disposizione per dormire fino alle 18,30, poi mi reco nel centro di Bressanone dove incontro Angelo e Gianpietro anch’essi a zonzo nell'attesa della cena prevista alle ore 19,45. La serata finale è sempre caratterizzata dalla ricerca del percorso per la mattinata del giorno dopo e la scelta deve tenere conto del poco tempo a disposizione. Terminate le varie discussioni si opta per Luson, cittadina che si trova a circa 18 Km da Bressanone nel mezzo di una bellissima vallata chiamata appunto Val di Luson. Il seguito della cena è già programmato: spostamento in massa a Bressanone e lunga tavolata in una birreria per degustare speck e cetrioli con della buonissima birra scura (trattasi sempre della birra prodotta ad Andechs in Baviera). Discussioni simpatiche e risate caratterizzano la parte finale della serata e sono il digestivo giusto per coronare un’altra giornata da ricordare e da raccontare.

DOMENICA 7 LUGLIO - 3^ TAPPA: LA VAL DI LUSON
La levata mattutina dell’ultimo giorno è la più difficile perché la fatica immagazzinata durante le tappe precedenti si fa sentire e ciò condiziona sicuramente l’approccio alla bici. Lo definirei una specie di rifiuto ad affrontare altra fatica, almeno per quanto mi riguarda, gli altri mi sembrano abbastanza carichi.
La giornata è stupenda, il cielo è limpidissimo di colore azzurro intenso, pulito e fresco come l’aria che alle ore otto, quando si parte, un poco punge.
Ma non c’è tempo per respirare il fresco mattutino perché si sale subito, e che salire!
Nemmeno oggi ci si risparmia, altro che sgambatina cicloturistica, c’è da soffrire ancora ed inizialmente la voglia di farlo è poca. Poi vedo partire la solita Lepre Caslini, il Camoscio Rebuzzi, lo Stakanov Corrado con W il Mortirolo Micheletti, poi è la volta di 53x11 Angelo e Gatto delle Alpi Gianpietro. Vedo Nesp Epo Nespoli, Capitan Pagani e Mr Muscolo Felice che sono un poco in affanno ma ci danno dentro come sempre. Impegno massimo anche per Paolino lo scudiero, Laden Campana, Mirkonsenn Covolo, “Lady Simonetta”. Nando da Lourdes è regolare ma lo sforzo si vede e non parliamo di Caterpillar Ezio il cui impegno è sempre al 110%.
Dopotutto ben mi sta, siccome sono solito ironizzare sulle andature cicloturistiche della Domenica. E allora finisce che si arriva a Luson (m. 935) dopo 45 minuti piuttosto tirati. Oggi il sole c’è e limitarsi a guardare la ruota della bici che ti precede è uno scempio, quindi per rimediare, il ritorno a Bressanone è l’occasione per gustarsi il paesaggio pedalando in santa pace e nella pace della Val di Luson. Prima di giungere a Sant’Andrea, un piccolo ma elegante paesino, ci tocca affrontare una salitella ed un tranquillo e riposante pianoro di circa un km, poi è tutta discesa filante e veloce fino a Bressanone.
E’ l’ultimo atto che pone fine alle fatiche ciclistiche e dopo i doverosi saluti e ringraziamenti al titolare dell’Hotel Jarolim, rimane solo da espletare l’ultima formalità riguardante il pranzo. C’è un piccolo fuori programma che si svolge poco prima dell’ingresso in autostrada: una sosta per l’acquisto dello speck e un piccolo assaggio di salame affumicato e pinot bianco per stuzzicare l’appetito. Il fiuto di Gatto delle Alpi Gianpietro e Capitan Pagani è ottimo e la scelta del ristorante si rivela azzeccata sotto ogni aspetto. Resta da affrontare l’ultima volata con le auto verso Brusaporto, non prima però di aver scattato la foto di chiusura, un gesto che equivale ad una sorta di sigillo ufficiale da apporre per sancire la fine dell’edizione.
Mentre scrivo queste righe finali il pensiero è già rivolto alla prossima edizione, alle salite da mettere in programma, ai percorsi da affrontare........ eh sì, la storia deve continuare e l’appuntamento è dal 3 al 6 Luglio 2003.

Stefano Testa
04 - 07 Luglio 2007

Note un poco serie e un poco scherzose.

1 Giovanni Pagani: è il vero orchestratore che sta dietro le quinte. Diplomatico ma fermo e deciso quando serve. Il suo tormento sono i miei grafici e le tappe con due salite.

2 Zambetti Ezio: in pianura ti fa morire, quando si mette davanti a tirare sono c…amari. Con la bici farebbe il giro del mondo. Odia i rapporti agili e le uscite inferiori a 80 Km.

3 Bonetti Paolo: mattiniero per natura e sempre preoccupato delle condizioni meteo. La sua passione sono i passi alpini. Odia le statali, i lunghi rettilinei ed i miei grafici.

4 Reynaudo Bernardo: non conosce l’istinto, è regolare come un orologio. Nonostante non si lamenti mai è tartassato da forature, scoppi di gomme e incidenti meccanici.

5 Covolo Mirko: uomo di fiducia per tutti e responsabile della sezione femminile. Generoso come pochi, soffre tantissimo la salita ma non molla mai. In pianura fa sfracelli.

6 Doneda Felice: unisce forza e potenza a passione ed applicazione. Entusiasta quando bisogna scalare una passo, travolgente in pianura. Con le discese non ha buon feeling.

7 Campana Gianbattista: se non ci fosse bisognerebbe inventarlo: originale e simpatico. Vive in eterno conflitto a causa dell’amore che prova per la “Bottella” e la bici. Tanto pedala e tanto mangia.

8 Rebuzzi Sergio: personaggio unico ed inimitabile. Scalatore puro ed attaccante per natura. Ama staccarti in salita. Odia l’impegno prolungato e costante di una stagione.

9 Baresi Angelo: abituato a spingere rapporti durissimi in salita che affronta spesso con il “padellone” (53). Tenace come pochi, il suo terreno preferito è la salita.

10 Gatti Gianpietro: battuta pronta e di spirito sempre allegro, con lui il divertimento è assicurato. Buono su tutti i terreni ma preferisce la salita. Odia le strade della “bassa” e le uscite domenicali di Febbraio/Marzo.

11 Micheletti Simonetta: presidentessa per antonomasia della sezione femminile, regolare e ormai abituata a sopportare lo sforzo anche sulle lunghe distanze. Odia pedalare in gruppo e soprattutto “a ruota”.

12 Nespoli Massimo: la simpatia personificata. Fantasia da vendere e battute sempre inedite sono il suo forte. Si prepara per il week end, poi la sua stagione si conclude.

13 Caslini Paolo: imprendibile e sempre in fuga. La salita è il suo terreno preferito ed è difficile restare al suo fianco. Odia le uscite inferiori alle tre ore.

14 Micheletti Paolo: affascinato e catturato da ciò che offre la montagna. La bici per lui deve essere fatica. Stravede per le salite con pendenze superiori al 14%. Le strade di pianura lo infastidiscono.

15 Signorelli Giambattista: riservato e discreto nel privato, ostinato e deciso in bici. Ottimo passista, buono in salita. Soffre tantissimo le pendenze a due cifre. Odia gli “automobilisti della Domenica”.

16 Pezzotta Corrado: Introverso e riservato, ma pronto alla battuta se stimolato, ama stare in sella per ore. La salita gli è amica, mentre in pianura procede a fasi alterne. Odia l’agonismo esasperato.

17 Nespoli Egidio: costanza e regolarità sono i suoi punti forti. Ottimo in pianura, preferisce le salite pedalabili ma si difende bene anche sulle dure pendenze.


 
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