Il Pedale a Briancon - Sulle strade del Tour de France
Anche quest’anno il G.S. Pedale Brusaporto ha proposto una breve “vacanza” dedicata alla bicicletta. Ritrovo Giovedì 29 Giugno presso il Centro Sportivo alle 13,45, i soliti ritardatari non sono ancora arrivati e qualcuno già sbotta. Alle 18,00 c’è la partita Italia-Olanda, semifinale del Campionato Europeo e bisogna essere a Briançon in orario, costi quel che costi. Ma ancora prima di partire si capisce che non è giornata. Infatti, Claudio, il conducente del furgone sul quale saranno caricate le biciclette è in ritardo ed una volta giunto nei pressi di Brusaporto decide di procedere verso Seriate. Solo grazie al telefonino di Ezio riusciamo a rintracciarlo e guidarlo al ritrovo prefissato. Persa una buona mezz’ora per ritardi vari e per il carico delle “specialissime”, alle 14,30 siamo in viaggio verso la Francia. Da buoni ciclisti quali siamo ancora prima di entrare in autostrada siamo frazionati in tre gruppi. Colui che scrive è nell’auto che segue il furgone la cui velocità non supera i 110 Km/h. Dopo aver incitato Claudio ad accelerare, senza ottenere alcun risultato, decidiamo di lasciarlo solo. Da quel momento per i due a bordo del furgone ha inizio un solitario viaggio che si trasformerà in seguito in un’odissea. Giunti nei pressi dell’ultima uscita autostradale sostiamo in autogrill per mettere qualcosa sotto i denti; la cucina francese a qualcuno crea delle incertezze e la cena in programma per le 20,30 a causa della partita genera un insolito appetito. Ezio che precede tutti ci avvisa che è ormai giunto a destinazione, mentre Claudio con il furgone si trova a Settimo Torinese a circa 100 Km di distanza!!! Superato il confine, che è posto nei pressi dello scollinamento del Monginevro, ha inizio la partita, ma l’attenzione è rivolta all’ambiente circostante, un piccolo assaggio di quello che ci aspetta per i prossimi giorni. Il radiocronista ci dice che l’Italia sta soffrendo ed è rintanata in difesa, così, senza nemmeno accorgerci, restiamo in balia della sua voce ed in silenzio per 10 minuti. Alle 18,15 circa giungiamo tutti o quasi a destinazione seppur con qualche problemino dovuto alle indicazioni stradali ed alla poca dimestichezza con la lingua francese. L’Italia supera il turno e Domenica giocherà la finale e, incredibile ma vero, qualcuno ha già deciso l’orario di partenza per il ritorno. Sono le 20.15 e dei due dispersi con il furgone non c'è traccia. Che abbiano deciso di andare in Olanda per vedere la finale del Campionato Europeo? A noi non resta che aspettare ma c’è da preoccuparsi perché nel frattempo sono le 21,15 e dei due “desaparecidos” nemmeno l’ombra. Intanto Ezio e Giovanni sono partiti in missione per recuperarli ed alle 21,30 un urlo accoglie i nostri “autisti”, che "ahinoi", avranno il compito di guidare il furgone che ci seguirà durante le tappe. Motivo del ritardo un errore di interpretazione delle indicazioni stradali, Moncenisio e Monginevro si assomigliano ma sono distanti 60 Km l’uno dall’altro! Le frasi, i commenti e gli sfottò all’indirizzo della coppia “Claudio Schumacher” e “Caroli Barrichello” si sprecano anche mentre stiamo cenando in un ristorante italiano. Alle 23,30 terminata la cena, un giretto è obbligatorio per visitare la parte vecchia della città situata su una altura. Siamo stanchi ma tutti quanti percorriamo il viale in pavé, ultimo tratto della tappa del Giro d'Italia che ha visto trionfare Paolo Lanfranchi, una salita che “Vasco” dice essere al 12%. Anche se ci trasciniamo, troviamo le forze per finire la serata nell’unico locale aperto, una birreria situata in una posizione che offre una splendida visuale della città bassa. I discorsi si spostano su ciò che ci aspetta il giorno dopo, Vars e Izoard destano qualche preoccupazione.
La sveglia mattutina è per le ore 7,00 e lo sguardo viene rivolto al cielo che si presenta ai nostri occhi con un azzurro limpido, intenso e privo di nuvole. Dopo la colazione e l’ultimo controllo delle specialissime, la foto prima della partenza è d’obbligo. Mimmo, che la sera prima ha raccolto informazioni sul percorso, chiede a gran voce che il gruppo rimanga compatto fino ai piedi della prima salita. Le risposte si sprecano: “Non preoccuparti stiamo insieme” dice il suo scudiero “Pagani”, “Ma certo che stiamo uniti” dice un altro. Dopo alcuni chilometri una salitella non prevista fraziona la comitiva in tre gruppetti...... scatenando la reazione di Mimmo. A Guillestre sostiamo qualche minuto per permettere al gruppo di ricompattarsi, ma prima di ripartire dobbiamo recuperare per l'ennesima volta Claudio Schumacher, il quale ci segue con il furgone e da recidivo decide di tirare dritto verso Sud in direzione di Marsiglia! Dopo il tentativo di raggiungere l’Olanda cerca ora di imbarcarsi a Marsiglia per il Marocco? Nessun problema, ci pensa Ezio con il suo cellulare a recuperarlo e comincia a pensare di presentare il conto delle chiamate. Nel frattempo qualcuno, dopo aver borbottato qualcosa, decide di ripartire da solo. Ai piedi della salita, alcuni tirano diritto verso il Col d’Izoard essendo poco allenati, ma solo dopo aver ottenuto il permesso dal gruppo. Probabilmente hanno fiutato il pericolo ed hanno trovato la scusa per evitare il Col de Vars. La salita infatti si rivela subito ostica e risulta essere impegnativa per i primi 8 Km. Dopo 4 Km di saliscendi pedalabili riprende a salire con pendenze impegnative nel tratto di strada che passa per il paese di St. Marie de Vars. Il paesaggio circostante è bellissimo, la valle trasmette un senso di pace, il traffico è inesistente e le cime rocciose che appaiono alla nostra vista sono maestose. Il sole è a picco sulle nostre teste, ma il vento piuttosto forte ci permette di sopportare benissimo la temperatura. Arriviamo in cima alla spicciolata e Mimmo si lascia andare ad un ennesimo sfogo in lingua “italo-calabrobergamasca”: “Se prend chel chi ha deto che il Vars è cum la Val Rosa, nun so cusa ghè facio!!”. L’accusato è il sottoscritto, ma certo non potevo dirgli che il Vars è una salita ostica e difficile altrimenti si sarebbe unito al gruppetto dei “senza allenamento”!!!
Dopo esserci rifocillati, purtroppo insufficientemente (lo scopriremo più avanti sull'Izoard...) ed aver scattato qualche foto di rito ci rimettiamo in sella per scendere fino ai 1000 metri di Guillestre da dove ha inizio l’avvicinamento al mitico Col d’Izoard posto a m. 2360. Un dislivello di m. 1360 da superare in 22 Km circa preceduto da una decina di chilometri pianeggianti su una strada affiancata da un ruscello di acqua limpidissima. Fa molto caldo, il sole ora è veramente “cattivo”, l’acqua che scorre è una tentazione nelle menti di ognuno. La valle in questo punto è angusta e riusciamo a vedere solo le pareti a strapiombo poste ai lati della strada. Il gruppo procede regolare a circa 32/33 Km/h e chi si azzarda ad aumentare l’andatura viene richiamato dalla coppia Gatti/Pagani. I due hanno attuato una “strategia” per favorire la maglia gialla “Camoscio Rebuzzi” (come se fossimo al Tour de France) che fa parte della loro “squadra”. Eh sì, succede pure questo nelle file del gruppo!!
Pagani ha arruolato in squadra tutti coloro che hanno la bici con qualche traccia di colore di giallo, inizialmente per simulare una corsa contro il resto del gruppo, ma che con il tempo si è trasformata in una vera e propria battaglia, sia in salita che in pianura con tanto di volata finale. E non bisogna scherzare perché chi non rende viene cacciato! Dopo un primo strappo si presenta davanti a noi il fatidico bivio dove ha inizio la salita. La strada ora si immette in un’altra valle che è molto più spaziosa, più aperta e verde della precedente. Ciò ci permette di figurare davanti a noi le rampe che portano alla vetta e qualcuno cerca di far presente la cosa che panoramicamente è stupenda. Ma si sa, stiamo faticando molto, mancano ancora 15 Km per scollinare e la vista di quei tornanti non solleva il morale a nessuno. Ad Arvieux (m. 1544) una fontana con acqua freschissima blocca il gruppo. Ci voleva proprio, sono le 14,00 ed il sole a picco non è certo d’aiuto. Infatti i restanti dieci chilometri non presenteranno un filo d’ombra e la strada, il cui asfalto si scioglie per il calore, s’inerpicherà in mezzo ad una pietraia. Per la cronaca “Camoscio Rebuzzi” scollina per primo, precedendo Angelo. Il resto del gruppo giunge in vetta alla spicciolata e posso assicurare che la fatica sopportata è stata enorme per tutti. Ad accoglierci in cima al passo c’era “Vasco” che ha definito “scandaloso” lo stato fisico con il quale “Festina ed Ezio” hanno terminato la salita. Sorgono poi alcuni dubbi sullo scatto finale effettuato da “Mimmo” che ormai viene da tutti riconosciuto come cugino di “Vasco”. “Chesta qui non le mia cum la Val Rossa!!!” esclama Mimmo. Da elogiare anche la prova di Simonetta, unica donna che pedala in gruppo, incitata a gran voce dal marito. Soddisfazione per tutti con tanta fatica che poteva essere alleviata da uno spuntino più abbondante in cima al Col de Vars. Infatti la crisi di fame ha colpito molti e sicuramente un buon piatto di pasta (a trovarlo.....) sarebbe stato la medicina migliore. Altro che “bombe e creatina”!!!!
Dopo un'ora ripartiamo e, percorso circa un Km, sostiamo presso un rifugio dove ordiniamo baguette, jambon e fromage (il classico panino con prosciutto e formaggio). Ormai ci aspettano solo 20 Km di discesa per cui possiamo permetterci anche una birra fresca. I paragoni tra le salite che abbiamo percorso in Italia si sprecano, l’unica cosa certa è che non erano come la Valle Rossa e Mimmo lo sa bene perché ora ha deciso che non si fiderà più di nessuno. “Vui nun sapet che gent che c’è in gruppu....tutti falsi!” dichiarerà in seguito. Saldato il conto, che ogni volta ci fa perdere mezz’ora prima di capire l’importo a testa che dobbiamo pagare, ci lanciamo in discesa come dei pazzi, raggiungendo velocità prossime agli 80 Km/h!!! Solo Caroli, che con la discesa non ha un buon feeling, ha qualche problemino e procede regolare. Ovviamente dobbiamo scendere dalla bici con il fiato in gola, così ha luogo la volata nei pressi dell'albergo presso il quale soggiorniamo. Tutti in camera e ritrovo per la cena fissato alle 19,30. A tavola la fatica della giornata odierna è stampata sui volti di ognuno, però a cena finita le espressioni migliorano e si comincia a pensare al giorno dopo. La tappa in programma prevede 154 chilometri che solo qualcuno del gruppo è disposto ad affrontare. L’obiettivo è stare tutti insieme per cui si opta per una soluzione che tenga conto delle possibilità di ognuno: tappa accorciata di 60 Km, ma non meno impegnativa, ci aspettano Lautaret e Galibier. Inspiegabilmente, Pagani caccia Mimmo dalla “sua squadra” e quest'ultimo rimane un poco male. Non passano neanche 10 minuti che il “Calabrese” diventa capitano unico e assoluto di un suo team, procurandosi un gregario di tutto rispetto. Il primo che osa sorpassarlo verrà azzannato senza alcuna pietà. Usciamo dal ristorante ed il gruppo si fraziona, qualcuno, tra i quali il sottoscritto, decide di andare a dormire, mentre il resto si trascina in una birreria per finire la serata.
La mattina seguente Izoard e Vars si fanno sentire ancora. Infatti, facce stravolte, occhi assonnati e capelli fulminati (Gatti sembra sia stato colpito da una scossa elettrica) hanno preso il posto dell’entusiasmo del giorno prima. Inoltre lo splendido cielo di ieri è solo un ricordo, ciò che ci aspetta sono nuvole, vento, freddo ed in seguito anche acqua. Alle 8.30 si parte, le gambe sono di legno ed il ritmo blando. Il gruppo procede stancamente fino all’uscita di Briançon dove la strada si immette in una valle talmente ampia che possiamo scorgere in lontananza le rampe del Galibier, il cui massiccio roccioso domina su tutte le altre vette. La salita che porta al Col du Lautaret per fortuna è pedalabile ed il gruppo rimane compatto. Solo Gatti va in avanscoperta dopo l'ordine ricevuto dal suo capitano. Mancano circa 2 Km alla vetta del Lautaret e "Camoscio Rebuzzi" si porta in testa al gruppo e comincia ad aumentare l'andatura. La strada non ha pendenze difficili e si riesce a fare una buona velocità, infatti, poco prima dello scollinamento Gatti viene raggiunto. A questo punto un cartello posto nei pressi di un incrocio ci indica che mancano ancora 8 Km per arrivare in cima al Col de Galibier (m. 2645). Festina, Camoscio e Franco rimangono soli a fare l'andatura ed il resto del gruppo procede frazionato. Nel frattempo il cielo non sembra promettere nulla di buono, il vento è forte e freddo. La strada sale regolare e non ha pendenze proibitive ma, giunti a circa 2 Km dalla cima la salita diventa impegnativa, per poi diventare difficile nell'ultimo chilometro. La pendenza in questo tratto arriva a toccare il 13% e la media degli ultimi 1000 metri è del 10%. E' qui che scatta Camoscio, seguito da Franco, mentre Festina si pianta di colpo. Alla fine la spunta Franco, seguito da Camoscio a qualche metro e Festina staccato di 20 secondi. Le condizioni climatiche sono peggiorate e i primi arrivati devono attendere Claudio con il furgone prima di cambiare i panni estivi con quelli invernali. Comincia a cadere qualche goccia di pioggia e alcuni decidono di scendere per evitare di buscarsi qualche accidente, mentre altri stanno ancora affrontando la salita. Viene suggerito a "Piero Vasco" di non salire, ma non c'è verso per farlo desistere e così prosegue imperterrito fino al termine della salita.
Io arrivo alla fine della discesa insieme ad altri quattro compagni e la pioggia comincia ad essere intensa. Si decide per la sosta in un rifugio ben riscaldato che diventa in quel momento preso d'assedio dai tanti ciclisti sorpresi dal cattivo tempo. Dopo 30 minuti siamo tutti a tavola e gli ultimi arrivati sono bagnati fradici ed infreddoliti poiché hanno percorso tutta la discesa sotto la pioggia. Il cuoco ci propone pasta alla bolognese (ma i francesi non sono nazionalisti?), alcuni ottimi formaggi locali e per chiudere un delizioso dolce. Le condizioni fisiche ed anche quelle climatiche sono migliorate, inoltre il rapporto tra calorie consumate ed accumulate sino a quel momento si capovolge, quindi per smaltire l'eccedenza calorica ci lanciamo in discesa a velocità folle ed il tempo impiegato per percorrere i 28 Km che separano il Lautaret da Briançon è di 35 minuti. Nelle retrovie del gruppo pare che gli ultimi 3 abbiano preso ognuno una strada diversa salvo poi ritrovarsi di nuovo insieme a 100 metri dall'albergo con le facce stravolte ed il battito cardiaco a mille!!. Nemmeno ora qualcuno è in grado di spiegare cosa sia successo esattamente, ma l'ipotesi più plausibile è una sorta di lotta nata durante la discesa, a causa di un tentativo del "Calabrese" di mollare Tonino e Vasco. Tappa finita?
Neanche per sogno! Qualcuno decide che la giornata non può concludersi alle 15,00, così viene proposta la scalata alla città vecchia di Briançon. Il "Calabrese" rifiuta di seguirci, così il suo "capitano", che in mattinata aveva deciso di reinserirlo in squadra per essersi comportato bene, lo espelle definitivamente costringendolo a restituire i calzini gialli che si era guadagnato. La parte alta di Briançon si raggiunge dopo aver superato una rampa diritta e lunga circa 800 metri la cui pendenza secondo me (non ci sono cartelli) dovrebbe essere intorno al 14%. Poi la strada spiana e si può accedere direttamente alla piazza proseguendo per altri 500 metri oppure passando per le due porte di accesso alla città fortificata che è circondata da mura simili a quelle di Bergamo Alta. Terminata l'ennesima fatica torniamo in albergo e ci diamo appuntamento per la cena che si prospetta alquanto abbondante considerato che il giorno dopo la tappa è facoltativa. Come previsto stiamo a tavola per circa 2 ore e quando ci alziamo qualcuno deve allentare la cintura dei pantaloni. La serata continua in una birreria distante circa 500 metri che il girovago Claudio ha scoperto nel pomeriggio. Colui che ci ha seguito con il furgone durante le tappe ci guida ora al locale che raggiungiamo dopo 30 minuti per un errore di valutazione. Non 500 metri, bensì 10 km percorriamo prima di giungere a destinazione!!!!! Entriamo nel locale e qualche francese, che ha già in testa la finale con l'Italia, si lascia andare a qualche coro d'incitamento. Riusciamo a capire che il loro pronostico è un secco 3-0 per la Francia ovviamente (sappiamo tutti come è andata a finire). Ordiniamo da bere ad una splendida ragazza alla quale non pochi dedicano la loro attenzione. Il "killer di Tucson cafè", che nel pomeriggio l'ha conosciuta ed ha scoperto che è la proprietaria, pensa di prolungare la permanenza a Briançon di qualche giorno, ma il suo capo gli ricorda che lunedì si deve presentare al lavoro altrimenti verrà licenziato in tronco!! La serata trascorre allegramente e termina con una passeggiata nella città vecchia ed i discorsi sono incentrati sulla giornata seguente. Domani si parte, qualcuno vuole rispettare il programma che prevede 40 Km con la scalata del Col de Granon, una salita molto impegnativa, altri invece vogliono dedicare la mattina all'acquisto di qualche oggetto da regalare, qualcun'altro vuole scalare il Monginevro, mentre un paio hanno intenzione di salire per una strada che porta ad una chiesetta situata a circa 10 Km dall'albergo.
La mattina seguente l'unica certezza è l'ora di partenza che viene fissata alle 10,30 (verrà spostata di mezz'ora, ti pareva...). Marco e Camoscio scalano il Granon, Simonetta e Paolo raggiungono la chiesetta e quest'ultimo prosegue per il Monginevro. Il resto del gruppo è impegnato ad acquistare regali spendendo anche le ultime monetine rimaste. Alle 11,00 in perfetto orario (o quasi...) si parte senza Paolo che sale in auto solo nei pressi del confine. Alle 13,00, poco prima di immetterci in autostrada, siamo di nuovo impegnati a consumare l'ennesimo pasto in un ristorante di Cesana Torinese la cui cucina si rivela ottima ed abbondante, il tutto affiancato da un ottimo vino locale. Scattiamo le ultime foto prima del ritorno a Brusaporto che avviene alle 17.00 circa per i primi e dopo un'ora per il povero Claudio alle guida del furgone. Dopo i saluti ci diamo appuntamento per la prossima uscita, anche se qualcuno vorrebbe andare subito a Selvino per un giretto, ma ovviamente la proposta non viene nemmeno presa in considerazione. Tutto è andato bene, siamo di nuovo a casa, la "3 giorni sulle Alpi" si è rivelata una bella esperienza per tutti i partecipanti, un momento di unione e socializzazione tra gli iscritti del Pedale Brusaporto, e grazie a questi aspetti è un appuntamento che sarà confermato anche nel 2001. Infatti sono già al vaglio alcune proposte tra cui la mia che ha come obiettivo la scalata del Colle dell'Agnello e del Colle Fauniera.

Stefano Testa

29 Giugno/2 Luglio 2000

 
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